<$BlogRSDUrl$>

giovedì, aprile 01, 2004

IL PREZZO DEL VINO? SE NON CROLLA E' LA FINE 


Firenze, 1 Aprile 2004. Con l'occasione della fiera Vinitaly di Verona, si fa un gran parlare di uno dei prodotti base della nostra cultura gastronomica, il vino. Che proprio perche' "prodotto base" sembra che non debba mai essere messo in discussione. Per cui l'esortazione del ministro delle Politiche Agricole "Bisogna dire no ai rincari ingiustificati sul vino", sembra quasi una frase di rito e d'ordinanza.

I problemi nascono dalle vere e proprie rivolte che i produttori hanno piu' volte manifestato quando si e' parlato di etichettatura. Non si capisce perche' il consumatore debba conoscere nei minimi particolari i componenti di un abito che indossa, ma possa essere altrettanto informato solo se sta ingerendo una bevanda, giammai per il vino.
Sul fronte del prezzo, invece, non si capisce perche' i risvolti di una presunta crisi economica, debbano essere pagati solo dal consumatore finale.

Nei ristoranti, per esempio, ci si giustifica per ricarichi che vanno anche al 500%, con il fatto che ci sono meno persone che li frequentano e che quelli che ci vanno, inoltre, consumano sempre meno: quindi ecco che i prezzi aumentano. I fautori di questa politica corporativa che mette i ristoratori al centro dell'economia, pero', non hanno fatto i conti con i tempi che cambiano. Cioe' con consumatori sempre piu' consapevoli del potere economico di cui sono portatori e sempre meno allocchi nei confronti dei commercianti: per cui sempre meno persone vanno nei ristoranti, e sempre
meno sono quelli che scelgono il vino (figuriamoci, poi, se si tratta di un target qualitativo alto, costoso di per se', ma che nei ristoranti diventa inavvicinabile).

Le teste dei bottegai, si sa', sono limitate al loro orizzonte e ne stanno ora pagando le conseguenze. Perche', oltre all'aspetto "avidita'", sono ancora molto chiusi anche alle piccole innovazioni tecniche che potrebbero incrementare il mercato e sopperire alle difficolta': se uno chiede di portarsi via la bordolese con il vino avanzato, sicuramente non sono attrezzati per consentire in modo piu' agevole questo asporto (winebag, direbbero gli americani), e non sono pochi i casi che, chi fa simili richieste, sia guardato dal ristoratore come fosse un accattone.

In parte (solo in alcuni locali specializzati sul vino) si sopperisce con la mescita del vino imbottigliato (con prezzi proibitivi per bicchiere), ma e' quasi del tutto assente la pratica bottiglia di piccolo formato (33 o 25 cl), se non per alcune qualita' di basso livello.

Solo colpa dei ristoratori? No. In questo baillame e' crollato anche il mito della economicita' della grande distribuzione (dove si vende il 57% di tutto il prodotto). Se da una parte registriamo un salto di qualita' nelle offerte e nel modo stesso di proporle (alcuni angoli di supermercati assomigliano sempre piu' a piccole enoteche), questo non ha corrisposto ad una tenuta dei prezzi, nonostante gli aumenti alla produzione siano stati in questi anni solo di alcuni punti percentuale: una bordolese a 5 euro su uno scaffale di un supermercato (a parte le offerte speciali), equivale a rischiare come, in tempo di lire per 2 o 3 mila lire, si faceva acquistando un vino confezionato con tappo a vite o corona (oggi praticamente sparite perche' il sughero non si nega a nessuno).

Una situazione che, per chi cerca un buon rapporto qualita'/prezzo, sta facendo tornare in auge le enoteche (quelle che sono sopravvissute, magari affiancando alle vendite del vino, quelle delle bibite piu' comuni), dove la personalizzazione del rapporto trova spazi di complicita' commerciante/consumatore per la ricerca della qualita': la necessita' di fidelizzazione da parte del commerciante fa il resto (comunque si tratta di casi sporadici, cosi' come sono sporadiche le enoteche).

Questo, a nostro avviso e' il quadro del settore. Tutt'altro che allegro. Su cui l'unica possibilita', al di la' delle frasi di rito del ministro Alemanno, e' il rilancio dei consumi (con particolare attenzione alla qualita'). Per farlo occorre che tutti ci si rimetta un pochino, quindi che i prezzi ribassino (e non di poco), altrimenti, mentre i consumatori continueranno serenamente a vivere anche bevendo meno vino, i commercianti e i ristoratori chiuderanno sempre piu' botteghe.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

BENZINA: BASTA CON IL RICATTO DELL'OPEC 


IL CODACONS CON UNA LETTERA AI PARLAMENTARI EUROPEI E ALLE COMPAGNIE PETROLIFERE CHIEDE DI BOICOTTARE IL PETROLIO DEI PAESI, CHE HANNO DIMINUITO LA PRODUZIONE DI GREGGIO PER FAR AUMENTARE I PREZZI

I produttori Opec hanno deciso di tagliare le esportazioni di petrolio: un milione di barili in meno al giorno, a partire da oggi. I paesi esportatori di greggio, infatti, temono l’impatto della svalutazione del dollaro sulle loro entrate e per questo sono determinati a mantenere i prezzi del barile a livelli alti.

Situazione che danneggia pesantemente i consumatori, costretti a subire forti rialzi dei prezzi dei carburanti alla pompa.

Il Codacons ha deciso di inviare una lettera ai parlamentari europei, alla Commissione Europea e alle compagnie petrolifere affinchè si prendano provvedimenti urgenti per impedire l’impennata dei prezzi del petrolio. Uno di questi, sostiene il Codacons, consiste nel boicottare il greggio proveniente da quei paesi che hanno determinato il taglio delle esportazioni. Alcuni paesi, infatti, erano contrari alla diminuzione della produzione (tra questi Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar), mentre tra i favorevoli al taglio vi erano Arabia Saudita, Algeria, Venezuela, Libia e Iran. Contro questi ultimi – sostiene il Codacons - devono essere presi seri provvedimenti, come la disdetta dei contratti di acquisto del greggio con essi stipulati a livello comunitario.

CODACONS

CLAMOROSO: ESPONENTI CODACONS AGGREDITI DA ALCUNI COMMERCIANTI IN UN MERCATO MILANESE 


LA LISTA CONSUMATORI STAVA RACCOGLIENDO LE FIRME, MA I COMMERCIANTI NON ERANO D'ACCORDO. NASO ROTTO PER UN CONSUMATORE CHE DIFENDEVA GLI ATTIVISTI DELL’ASSOCIAZIONE

IL TEATRO A FIANCO DEI CONSUMATORI: STASERA ALL’ELISEO A ROMA RACCOLTA FIRME PER LA LISTA CONSUMATORI

Milano, mercato di via Fiamma. I rappresentanti dei consumatori, regolarmente autorizzati dal Comune, stavano raccogliendo stamattina le firme per la presentazione della Lista Consumatori per le prossime elezioni europee. Due commercianti, evidentemente infastiditi dalla presenza del Codacons al mercato, hanno cominciato ad aggredire a parole gli attivisti dell’associazione.

Al centro delle contestazioni l’attività del Codacons contro gli aumenti dei prezzi, e le numerose denunce dell’associazione contro i commercianti che hanno speculato con la nuova moneta. Un’aggressione verbale ingiustificata che si è trasformata nell’arco di pochi minuti in vera e propria violenza fisica non solo contro gli attivisti del Codacons, ma anche contro i consumatori che difendevano l’associazione. Un passante, intervenuto per difendere il Codacons, è stato preso a botte dai due commercianti che con una testata gli hanno rotto il naso. Inevitabile l'intervento della polizia.

Un grave atto di intolleranza verso i consumatori – commenta il Codacons – ma c’è da dire che altri venditori presenti sul luogo hanno dimostrato solidarietà agli attivisti di Listaconsumatori aggrediti.

E mentre a Milano il Codacons viene preso a botte, a Roma il teatro si schiera a fianco dei consumatori. Al Teatro Eliseo, infatti, stasera, durante lo spettacolo di Vincenzo Salemme, sarà presentata la Listaconsumatori e verranno raccolte le firme da parte dei rappresentanti del Codacons.

TV: SIDDI (Fnsi), “QUALITEL” LANCIATO DALLE ACLI E PROPOSTA MOLTO SERIA 


E’ una questione molto seria quella della informazione socialmente responsabile, quella posta oggi dalla relazione del Presidente delle Acli Luigi Bobba al congresso nazionale dell’Associazione Cristiana dei Lavoratori in corso a Torino. Non solo: la proposta di un qualitel, osservatorio della qualità sociale e del rispetto dei diritti di tutti alla conoscenza e alla rappresentanza sociale è un’idea di grande interesse da realizzare.

La tv deve essere imperniata su parametri di civiltà e di cultura, non di soli consumi surriscaldati. Purtroppo, ad oggi, questa è un altra delle attese mancate della legge Gasparri.”

Ad esprimere questo giudizio è il Presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Franco Siddi, il quale commentando la parte della relazione congressuale delle Acli dedicata all’informazione socialmente responsabile, osserva anche che “la qualità e il pluralismo dell’informazione non sono aspirazioni astratte ma condizione e bene indispensabili da garantire per la crescita democratica, culturale e civile del Paese. E ciò a maggior ragione quando il clima generale che si respira è pesante e l’orizzonte, tra crisi economica, cadute valoriali e terrorismo internazionale, non appare certo luminoso.

Abbiamo bisogno tutti di una televisione che informi con estrema correttezza capacità di adesione ai fatti e alle circostanze, che rappresenti le voci e le esigenze della vita complessiva del Paese, che proponga cultura e eventi, anche piacevoli ma intelligenti. La tv, soprattutto quella pubblica, non può replicare reality show né limitarsi a rappresentare la complessività del Paese solo con il teatrino litigioso e verboso dei partiti.

L’Auditel – ha concluso Siddi – ha già fatto disastri e, malinteso com’è da chi gestisce e fa televisione, produce e alimenta mostri. Convinciamo la pubblicità, base di supporto di tanti programmi, a tener conto di nuovi criteri di incidenza, anonimi e statistici, che, allargando la platea del campione, considerino centrale un nuovo indice di gradimento e considerazione”.

Franco Siddi
Federazione Nazionale Stampa Italiana

CANNABIS TERAPEUTICA E NON SOLO 


A BARCELONA, COME IN TUTTA LA SPAGNA, E' UN LABORATORIO PER IL FUTURO DELLA MEDICINA. IN ITALIA ...

Firenze, 1 Aprile 2004. E ora Barcelona. Il Dipartimento della Sanita' della Generalitat catalana sta ultimando un progetto pilota che, sulle orme dell'esperienza olandese, somministri cannabis a fini terapeutici a pazienti che soffrono di determinate patologie. Era di poche settimane fa la notizia con i risultati positivi della sperimentazione, dopo alcuni mesi dall'avvio, della somministrazione controllata di eroina in Andalusia.

Cosi' come sono state notizie di pochi mesi fa l'approvazione della legge nazionale sulla sperimentazione con le cellule staminali embrionali, nonche' la legge piu' avanzata, sempre in materia, dell'Andalusia. E sono alcuni anni che le narcosalas (che ormai e' divenuto un termine internazionale per definire questo servizio) stanno funzionando diminuendo di non poco le problematiche sanitarie legate all'assunzione di sostanze illegali per via endovenosa.

E se nella maggiorparte dei casi si tratta di iniziative decise da maggioranze politiche con la preponderanza socialista, e' bene ricordare che la legge nazionale sulle staminali e' opera del Governo di centro-destra, che tra l'altro non ha fatto sgambetti agli esperimenti sull'eroina e alle narcosalas. Quindi, se sicuramente l'approccio socialista alle tematiche della liberta' di ricerca scientifica e di cura e' ad un livello per noi piu' coinvolgente che non quello medio delle destre politiche di governo, non e' solo la vittoria di questa parte politica che apre a queste tematiche. Crediamo sia solo questione di testa.

Neanche di parte religiosa (che in Spagna e' molto simile a quella italiana), ma solo di testa e di capacita' e volonta' razionale di governo delle difficolta'. Supportato da un interesse e un'attenzione pubblica e delle categorie professionali coinvolte, che incoraggia. Tutto frutto di confronto, dibattito (anche aspro), che ha portato, per esempio, il Collegio dei Farmacisti di Barcelona, a sponsorizzare l'avvio della sperimentazione sulla cannabis terapeutica.

Cioe', si sta procedendo a grandi passi sulle nuove frontiere di ricerca e di sperimentazione medica: la medicina rigeneratrice dei tessuti o piu' genericamente biomedicina, nonche' l'uso di sostanze finora considerate solo ludicamente e affidate alla produzione e al mercato illegale, che servono per alleviare sofferenze altrimenti prodotte (cannabis terapeutica) o per rimediare ai danni della loro illegalita' (eroina).

La Spagna si sta gettando a capofitto dentro queste speranze, supportata dai primi positivi risultati in patria (Andalusia) e in Paesi amici (Olanda soprattutto). Ovviamente noi siamo molto grati ai politici e ai ricercatori spagnoli che con coraggio e determinazione stanno facendo quello che domani potra' servire anche a noi. Cosi' come siamo grati a tutti quei Paesi (Ue e non) dove simili approcci sono gia' partiti (Gran Bretagna, Svezia, Belgio, Canada, alcuni Stati degli Usa, etc).

Nel contempo, mentre i nostri legislatori sono impegnati nelle risse in Parlamento o a nascondersi dalle accuse del nuovo grande elemosiniere Calisto Tanzi, prendiamo atto che il nostro Paese e' assente, in tutt'altre faccende affacendato. Con la prospettiva della legge Fini in materia di droghe illegali, e la realta' della legge sulla fecondazione assistita che ha sbarrato tutte le porte alla ricerca embrionale.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

UOVO DI PASQUA: DI CACAO O DI ZUCCHERO? 


Roma, 1.4.2004. Bello, sfavillante, irresistibile: l'uovo di Pasqua fa bella mostra di se' nelle vetrine e sugli scaffali dei negozi. Ma quanto ci costa? Il consumatore pensa di comprare cioccolata invece compra essenzialmente...... zucchero!

E a che prezzo!

Abbiamo fatto una indagine sui costi dell'uovo di Pasqua e le sorprese non mancano. La composizione media, per un uovo di cioccolato al latte che e' quello piu' diffuso, e' scritta sull'etichetta in ordine decrescente per peso o percentuale, e inizia con zucchero, burro di cacao, latte in polvere, cacao (30% circa), ecc. Quindi il primo componente dell'uovo pasquale e' lo zucchero, che costa un decimo del cacao e che rappresenta mediamente il 50% del cioccolato al latte.

Il prezzo medio di un uovo di Pasqua e' di 45 euro al kg. L'anomalia dell'uovo di Pasqua e' che la materia prima, cioe' i componenti mangiabili, rappresenta solo il 10% del prezzo finale, nel nostro caso l'uovo in se costerebbe 4,5 euro, mentre il 90% del costo e' dato dalla confezione, dalla sorpresa, dal trasporto, dai guadagni e dalle tasse.

Insomma un bell'affare. Al consumatore suggeriamo di leggere l'etichetta e guardare l'ordine della composizione: se al primo posto c'e il cacao il prodotto e' consigliabile se invece trovano lo zucchero e' bene lasciar perdere.

Primo Mastrantoni, segretario dell'Aduc

DERBY ALL’OLIMPICO: DIMISSIONI PER LAUDI...GIUDICE SPORTIVO CONTRO LO SPORT 


IL CODACONS CRITICA LA DECISIONE DEL GIUDICE. DOVEVA IMPORRE LE PORTE CHIUSE

Sbagliata la decisione del Giudice sportivo Maurizio Laudi, che ha disposto il bis alla derby Lazio-Roma a porte aperte.

“Il provvedimento di Laudi – commenta il Presidente Codacons, Avv. Carlo Rienzi – ha premiato gli invasori e le pazzie di un campo che ha infangato per sempre lo sport, perdonando i tifosi rei di un atto abominevole. Il giudice – prosegue Rienzi – avrebbe dovuto imporre la ripetizione della partita a porte chiuse, per far capire ai tifosi violenti come ci si comporta negli stadi e per creare reazioni di rigetto nei veri tifosi sportivi. Il provvedimento preso ieri contrasta con i principi della psicologia di massa e con quelli dello sport in generale. Per questo riteniamo che il Giudice sportivo Laudi debba dimettersi”.

CODACONS

TV: IL CODACONS RISPONDE AL CDR DEL TG2 E LA CORTE DEI CONTI INDAGA SULLO SPOSTAMENTO DE “LA PROVA DEL CUOCO”  


Ieri il Codacons era intervenuto segnalando come lo spostamento d’orario de La Prova del cuoco, programma di Rai1 condotto dalla Clerici, avesse fatto perdere all’azienda 1.400.000 euro al mese di inserzioni pubblicitarie, stando a una circolare interna della rete di stato stessa.

A sorpresa, ieri sera, è arrivata una nota del Cdr del Tg2, che tra l’altro nessuno aveva chiamato in causa, che affermava: "E' evidente che, se la Rai rincorresse esclusivamente l'audience, dovrebbero scomparire dai palinsesti spazi per l'informazione e l'approfondimento"; il cdr del telegiornale della seconda rete si diceva stupito che il Codacons "piuttosto che difendere una tv al servizio dei cittadini si preoccupi di programmi di intrattenimento, di ascolti e di introiti pubblicitari".

Affermazioni prive di senso a cui oggi risponde duramente il Codacons:

“Il cdr del tg2 interviene come il cavolo a merenda sulla questione dello spostamento de La prova del cuoco. Forse il cdr non ha letto la nota del marketing e i dati di ascolto che avvalorano un lieve miglioramento del Tg2 ma non compensato assolutamente dalla perdita degli altri programmi e delle altre reti. Evidentemente alla Rai si ragiona a compartimenti stagno e questo perché la Annunziata, che nemmeno risponde alle lettere dei consumatori e teleutenti mandandole al suo avvocato Rubens Esposito, fa sempre più la parte del “fantoccio” ben pagato”.

“Informiamo inoltre il cdr del Tg2 – prosegue il Codacons – che la nostra iniziativa non è stata presa per favorire l’intrattenimento a discapito dell’informazione o viceversa. Infatti da più di un mese il Codacons ha ricevuto segnalazioni di pressioni di esponenti politici della CdL non per far andare indietro la Clerici, ma per far andare avanti qualcun altro! Fatto questo di cui sono a conoscenza anche i muri di Rai1…”

Infine il Codacons pone un dubbio amletico: “come mai sulla vicenda è intervenuto con forti proteste il Tg2, che nessuno aveva accusato di nulla, e non Rai1, chiamata direttamente in causa?”. Domanda a cui sono chiamati a rispondere tutti i teleutenti.

Comunque, conclude l’associazione, sulla questione dello spostamento d’orario de La prova del cuoco e le conseguenti perdite economiche per la Rai deciderà la Corte dei Conti che indaga a seguito dell’esposto dei consumatori.

CODACONS

mercoledì, marzo 31, 2004

BANCONOTE FALSE. INVITO ALL'ABI E PER I RISPARMIATORI: OCCHIO ANCHE ALLE CONSEGUENZE 


Firenze, 31 Marzo 2004. Le possibilita' che le banconote false in circolazione siano maggiori, ormai, da quando abbiamo l'euro, sono piu' che risapute: la convenienza e lo smercio di una valuta con un cosi' ampio mercato (non solo in Eurolandia), attrae non poca delinquenza organizzata, dotata di sistemi sempre piu' sofisticati grazie al piu' semplice ed economico accesso a tecnologie di riproduzione quasi perfette.

E' della settimana scorsa un nuovo allarme, grazie alla trasmissione "Plusminus" della tv pubblica tedesca Ard: gli esperti hanno avvertito che stanno circolando banconote in euro molto ben contraffatte. I falsi, provenienti da Bulgaria e Lituania, hanno raggiunto un tale grado di perfezione che persino le banche commerciali hanno difficolta' a mascherarli: lo sostiene un collaboratore della polizia criminale della Baviera, perche' non tutte queste banche sono dotate di macchine in grado di individuare i contrassegni di sicurezza delle banconote.

Noi non sappiamo quale sia il livello tecnologico di simili macchinette mediamente in dotazione agli istituti italiani, per cui rivolgiamo un appello all'Associazione Bancari Italiani, di verificare (se gia' non lo hanno fatto) il livello tecnologico specifico a disposizione degli istituti bancari, si' da assicurare o allertare gli addetti al servizio e i risparmiatori, ed invitare, nel caso, a prendere provvedimenti di tutela.

Mentre ai risparmiatori ricordiamo che portare inconsapevolmente in banca o alla posta euro falsi e' fonte di guai. Chi consegna banconote che l'addetto ritiene false, se le vedra' ritirare e si vedra' chiedere le generalita'. A questo punto ci sono due possibilita':

a) dichiarare la propria identita'. In questo caso se le banconote risulteranno false andra' incontro ai rigori del codice penale (1), in caso contrario verranno restituite;

b) dichiarare una identita' falsa, perche' non e' obbligatorio esibire un documento. In questo caso se le banconote risulteranno false non si potra' perseguire alcuno, ma se fossero vere il risparmiatore non potra' riavere quanto sequestrato.

E' ovvio che i falsari opteranno per la seconda soluzione, ma l'ignaro risparmiatore probabilmente fornira' i propri dati, con il rischio di finire in galera.

(1) Art.457 Codice Penale: "Chiunque spende e mette altrimenti in circolazione monete contraffate o alterate da lui ricevute in buona fede e' punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a 1032 euro"

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

NB: La redazione di questo blog declina ogni responsabilità sulle affermazioni firmate in data odierna dal Donvito dell'Aduc.

Parcheggio quanto mi costi? 


Tariffe eccessive per le strisce blu

CODICI chiede al Comune di Roma e allo STA una diminuzione delle tariffe

L’estensione del territorio romano vincola il cittadino a spostarsi con un mezzo di trasporto per raggiungere il luogo di lavoro. Considerando lo scarso ed inefficiente servizio di trasporto che offre la città di Roma, l’automobile diviene il mezzo privilegiato dai lavoratori.

Ma, evidenzia il CODICI, quanto costa questa scelta? A Roma, infatti, trovare un parcheggio gratis è sempre più un’utopia, i cittadini, quindi, sono costretti a sostare sulle strisce blu e a spendere circa 7-8 euro al giorno, che moltiplicati per cinque giorni a settimana danno una spesa di circa 150 euro al mese, la quale si va ad aggiungere ai costi già onerosi del bollo, dell’assicurazione, e del carburante.

Il CODICI, pertanto, chiede al comune di Roma e allo STA una diminuzione delle tariffe, o, eventualmente, l’istituzione di un abbonamento mensile, la cui quota venga stabilita in base alle fasce di reddito, al fine di contribuire alla realizzazione di una più efficace politica di contenimento dei costi, che, in un momento così difficile per le tasche dei cittadini, dia agevolazioni a tutti coloro che nell’attuale sistema riscontrano pesanti disagi ed a stento riescono a giungere alla fine del mese.

“In una città come Roma - dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del CODICI - ove nella gran parte dei casi l’automobile diventa condizione necessaria e sufficiente per raggiungere il luogo di lavoro, le eccessive tariffe per parcheggiare la propria vettura all’interno delle strisce blu, ormai dominanti su quelle bianche, diventano una ulteriore tassa, non giustificata, che grava sul cittadino”.

Roma, 31 marzo 2004

CODICI

VIAGGI TUTTO COMPRESO. I CONSIGLI DELL'ADUC 


Roma, 31.3.2004. Tempo di vacanze, tempo di viaggi. E i viaggi organizzati sono comodi, basta una firma e tutto e' a posto o quasi. Abbiamo predisposto un elenco di consigli per i turisti che si affidano alle agenzie:

* - Leggere attentamente il depliant: oltre alla pubblicita' ci devono essere scritte le condizioni generali del contratto. Se non ci sono, eliminate quel tour operator o agenzia di viaggi.

* - Farsi rilasciare copia del contratto con timbro e firma. Se l'agenzia vuole rilasciare solo la ricevuta della caparra, non firmate il contratto. L'anticipo o caparra non puo' superare il 25% del prezzo totale. Se vi chiedono di piu' lasciate perdere. Il saldo va effettuato 30 giorni prima della partenza, non prima.

* - Controllare le ipotesi di aumenti previste dal contratto o dal depliant (variazioni del costo di trasporto, delle tasse aeroportuali e del cambio). Se non sono scritte, diffidate. Comunque gli aumenti non possono superare il 10% del valore del viaggio.

* - Se improvvisamente non si puo' partire e' possibile essere sostituiti, almeno quattro giorni prima del viaggio, o si puo' pagare la penalita' (trenta giorni prima 10%, 20 giorni prima 25%, 15 giorni prima 50%, tre giorni prima 75%, meno di tre giorni 100%). La penalita' per i voli di linea e' diversa dai voli speciali. Queste notizie devono essere riportate nel contratto.

* - L'agenzia o il tour operator devono avere una assicurazione per la responsabilita' civile verso l'utente, che deve essere indicata nel contratto.

* - Se, prima del viaggio, ci sono delle variazioni significative della vacanza (cambio della categoria dell'albergo, slittamento di piu' giorni della partenza, ecc.), il contratto puo' essere annullato dal turista o si puo' scegliere una altra vacanza, anche piu' costosa, senza che questo comporti necessariamente un aumento di prezzo. Se le variazioni avvengono durante il viaggio il tour operator deve rifondere la differenza di costo.

* - In caso di contestazione documentare tutto e al ritorno inviare al tour operator, entro 10 giorni, una lettera di protesta (raccomandata con ricevuta di ritorno), chiedendo il rimborso o il risarcimento dei danni. In caso di insoddisfazione si puo' ricorrere al giudice di pace.

Primo Mastrantoni, segretario dell'Aduc

Fnsi grande rilevanza risoluzione EU sulla libertà informazione 


“E’ di grande rilevanza la risoluzione della Commissione libertà pubbliche del Parlamento Europeo sulla libertà di informazione in particolare in Italia.

Mi auguro che l’assemblea plenaria di Strasburgo approvi il testo proposto dalla relatrice, on. Johanna Boogerd-Quaak, e sostenuto da quasi tutti i gruppi parlamentari dai liberali ai socialisti, dai verdi ai comunisti e ai radicali.

L’impegno dei parlamentari italiani nella commissione è stato estremamente utile per chiarire i rischi che corre il sistema della comunicazione nel nostro Paese dominato dal conflitto di interessi del Capo del Governo.

Il documento approvato dalla Commissione libertà pubbliche è stato sollecitato, anche in una audizione presso la Commissione, dai rappresentanti di decine di sindacati, associazioni e movimenti che hanno costituito in Italia il Comitato per la libertà e la difesa dell’informazione e che si battono da un anno e mezzo contro i contenuti illiberali e anticostituzionali della legge Gasparri rinviata alle Camere dal Capo dello Stato e nuovamente approvata dalla Camera senza modifiche sostanziali.

Sarebbe auspicabile che il Governo e la maggioranza ne cambiassero sostanzialmente il testo che sarà sottoposto al Senato”. Prot. n. 47/C. Roma, 31 marzo 2004.

Paolo Serventi Longhi
Segretario Generale
Federazione Nazionale Stampa Italiana

martedì, marzo 30, 2004

La campagna elettorale di ListaConsumatori: i contro manifesti. 


ECCO LA CAMPAGNA ELETTORALE DELLA LISTACONSUMATORI

OVVERO: TUTTE LE BUGIE DEL GOVERNO!!






BERLUSCONI SPENDE 800.000 EURO PER I MANIFESTI 6X3 IN TUTTO IL PAESE MA LA GENTE E' GIA' STUFA DI VEDERE IL SUO FACCIONE CON IL NASO DA PINOCCHIO

LISTACONSUMATORI INVITA L'OPPOSIZIONE AD AFFIGGERE I CONTROMANIFESTI





La campagna elettorale del premier Berlusconi è partita in grande stile, con una serie di manifesti 6x3 che hanno invaso le città d’Italia.





Messaggi che puntano su 2 fattori: il faccione del Presidente del Consiglio e i numeri dei suoi “successi”: immigrazione, economia, incidenti stradali.

Una campagna elettorale che però ha già stancato i cittadini.





Listaconsumatori, il movimento creato dal Codacons che si presenterà alle prossime elezioni europee, inizia la propria campagna elettorale, utilizzando…le bugie del Governo!!! Gli stessi manifesti del premier, cioè, sono stati presi a pretesto per sottolineare in modo ironico altri dati, non certo positivi, raccolti dal Governo…





Ecco dunque una carrellata di contromanifesti 6x3 che rappresentano la campagna elettorale di Listaconsumatori e che sono stati inviati anche ai partiti dell’opposizione per affiggerli nelle città.

Listaconsumatori informa che lo stesso tipo di operazione verrà riservata ai cartelli 6x3 dell’opposizione.

Listaconsumatori

TV: LA RAI PERDE 1.400.000 EURO AL MESE PER LO SPOSTAMENTO DELLA PROVA DEL CUOCO!! 


ESPOSTO ALLA CORTE DEI CONTI E ALLA COMMISSIONE PARLAMENTARE DI VIGILANZA

CLAMOROSA CENSURA RAI AL CODACONS: IMPEDITA LA MESSA IN ONDA DELLA SARCASTICA TRASMISSIONE DELL'ACCESSO DEL CODACONS, DOVE GIANNI IPPOLITI E CARLO RIENZI DENUNCIANO LE MODALITA' PER ACCEDERE AI QUIZ TELEVISIVI!

DOMANI LA COMMISSIONE PARLAMENTARE DI VIGILANZA DECIDERA' IL RICORSO DEL CODACONS

Nelle scorse settimane suscitarono scalpore i dati circa il danno, in termini di telespettatori, che lo spostamento d’orario della trasmissione di Rai1 “La prova del cuoco” ha provocato all’azienda. Si parlava di 500.000 spettatori in meno, a tutto vantaggio del Tg5.

Oggi il Codacons è in grado di quantificare in termini monetari tale danno per la Rai.

Lo spostamento d’orario de La prova del cuoco avrebbe provocato la perdita di inserzioni pubblicitarie per ben 1.400.000 euro al mese. Il dato emergerebbe da una circolare interna della Rai.

Si legge infatti nell’istanza d’accesso inviata dal Codacons a Lucia Annunziata, al CdA Rai e alla Sipra: “voglia accertarsi se il dott. Nardello, capo del marketing, abbia rilevato in una nota indirizzata al direttore generale, al dott. Belli, al dott. Gorla e ai direttori di rete che lo spostamento di tale trasmissione, nonostante lo spostamento della pubblicità della rete 2 al traino del TG2 abbia determinato un danno alla SIPRA di un milione 400.000 euro al mese e uno svantaggio per il Tg1 non compensato dal piccolo vantaggio del Tg2 e dall'enorme vantaggio al Tg5”.

Insomma, sembrerebbe un bel danno per la Rai e per gli utenti che pagano il canone. Per questi motivi il Codacons ha presentato un esposto alla Corte dei Conti affinchè accerti i fatti e la veridicità delle informazioni acquisite dall’associazione. Medesimo esposto è stato presentato alla Commissione di Vigilanza Rai.

Il Codacons rende inoltre pubblica oggi una censura perpetrata dalla rete di Stato ai danni della stessa associazione. La vicenda riguarda la trasmissione dell'accesso realizzata dal Codacons sui quiz televisivi, che sarebbe dovuta andare in onda su Rai 1 nel corso del programma "10 minuti di...", accusata dalla Rai di avere un contenuto "palesemente e inequivocabilmente offensivo per la Rai". La Sottocommissione Permanente per l'Accesso del Senato ha pertanto sospeso la messa in onda di tale trasmissione, in attesa dell'esito del ricorso che verra' discusso domani 31 marzo dalla Commissione Parlamentare di Vigilanza in seduta plenaria.

E' da sottolineare che tale trasmissione e' una sarcastica fiction, che narra le avventure di una aspirante concorrente di giochi televisivi, con partecipazioni esclusive, tra l'altro, di Gianni Ippoliti, di Marcella Taralli, Presidentessa dell'Associazione dei Quizzisti italiani, e di Carlo Rienzi, nel ruolo del cameriere di una pizzeria sosia del Presidente del Codacons, che legge dal menu alla cliente della pizzeria le leggi che regolano lo svolgimento dei giochi televisivi.

CODACONS

FNSI annuncia il cdr dell'ufficio stampa Inps Nazionale 


“Si è costituito il comitato di redazione dell’ufficio stampa dell’Inps Nazionale.

Alla presenza di responsabili della Fnsi e dell’Associazione Stampa Romana si sono svolte le elezioni della rappresentanza sindacale dei giornalisti che prestano attività di informazione nell’Istituto nazionale di previdenza sociale.

L’iniziativa segue analoghe elezioni svoltesi in tutta Italia al fine di costituire le basi sindacali di controllo e verifica dello stato di attuazione della legge 150/2000 sull’informazione e sulla comunicazione nella pubblica amministrazione che al Sindacato dei giornalisti appare ancora non sufficientemente applicata sul territorio nazionale.

Sono risultati eletti i colleghi:
Angelo De Santis, Fulvio Maiella e Rita Sacconi”.

Prot. n. 46/C.
Roma, 30 marzo 2004

Federazione Nazionale Stampa Italiana

Sicurezza bancomat: CODICI chiede il rimborso da parte delle banche per l’illecito utilizzo delle carte bancomat 


In questi ultimi mesi si sono verificati spiacevoli episodi di attività criminosa nei confronti degli sportelli bancomat. Le vittime sono state, ancora una volta, onesti cittadini che, in qualità di utenti, hanno usufruito dei servizi che le varie istituzioni bancarie offrono, nel caso specifico dello sportello bancomat.

Il CODICI è intervenuto in questa vicenda, prendendo in considerazione il caso del signor F. M., il quale si è rivolto all’Associazione lamentando un’azione criminosa, prolungata e ripetuta nel tempo, di cui è stato oggetto lo sportello bancomat da lui normalmente utilizzato, e di conseguenza di cui è stato vittima lui stesso, vale a dire, la clonazione, attraverso l’utilizzazione di apparecchiature elettroniche miniaturizzate, di carte bancomat/pagobancomat e l’utilizzazione di queste.

Tali circostanze, denuncia il CODICI, lasciano palesemente intendere che nessuna disposizione di controllo o di verifica diretta alla sicurezza degli sportelli bancomat è stata posta in essere, disposizioni, invece, che è dovere della banca porre in essere. Le norme contrattuali che regolano il servizio bancomat/pagobancomat, infatti, prevedono sia che la responsabilità della custodia della carta e della riservatezza del codice personale segreto siano a carico del titolare della carta stessa, sia che la banca, che gestisce lo sportello bancomat, deve predisporre tutte quelle misure di sicurezza al fine di evitare nocumento, fisico ed economico agli utenti del servizio stesso.

Il signor M. non era tenuto a conoscere quelle cognizioni tecniche tali da poter scongiurare il pericolo di microspie e di “skimmer” diretti alla duplicazione e registrazione dei dati contenuti nella carta bancomat. Cognizioni, invece, la cui conoscenza è lecito richiedere a chi dovrebbe assicurare la sicurezza dei beni e dei sevizi messi a disposizione della banca, la quale avrebbe dovuto predisporre, come contrattualmente e legalmente previsto, accorgimenti diretti ad evitare la fraudolenta “clonazione” delle carte bancomat/pagobancomat.

Si comprende che le modalità con cui terze persone sono venute a conoscenza, e fraudolentemente hanno utilizzato i dati registrati sulla carta di cui il signor M. è titolare, prescindono dagli obblighi di accortezza e riservatezza a carico di quest’ultimo.

Il CODICI, pertanto, chiede agli Istituti di rimborsare le somme relative alle operazioni mai effettuate dall’utente, in quanto frutto di attività criminosa avverso la quale non sono state predisposte idonee misure di sicurezza e prevenzione, e invita i cittadini a segnalare al CODICI casi anomali.

Roma, 30 marzo 2004

CODICI

Intra moenia: solo un costo per lo Stato!  


CODICI chiede al Ministro della Salute di eliminare l’intra moenia

L’intera operazione dell’intra moenia ha comportato per il SSN un guadagno di 91 milioni di euro, ed una spesa annua di 92 milioni di euro. L’intra moenia, quindi, non solo è un costo notevole per lo Stato, ma anzi una perdita, poiché lo stesso Stato ci rimette! Il Lazio, ad esempio, evidenzia CODICI, è vero che è stata la Regione che ha segnato l’aumento più sostenuto nei ricavi dell’intra moenia (+42,6%), ma è stata anche la Regione che ha avuto i costi maggiori (+42,78%)!

Il CODICI, pertanto, con una nota ha chiesto al Ministro della Salute, Girolamo Sirchia, l’eliminazione dell’intra moenia, la quale è una scelleratezza che ha contribuito ad aumentare le liste d’attesa, e non ha apportato introiti che coprono le spese generali, strumentali, e organizzative, che la struttura sostiene, anzi essa rappresenta un aggravio di spesa immotivata per le Aziende Sanitarie e per i cittadini.

“Il Servizio Sanitario Nazionale – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del CODICI - necessita di un rilancio e sostegno, in modo da tutelare un SSN che deve essere pubblico e universalistico. Il CODICI, quindi, con forza sostiene, e continuerà a sostenere, l’eliminazione dell’intra moenia, attività privata svolta in ambito pubblico, giustificata come un’attività che permette di ridurre i tempi di attesa, e che invece non è altro che attività a pagamento in concorrenza al servizio pubblico”.

Da un’analisi dei dati nazionali classificati per aree (nord, centro, sud), inoltre, si evince chiaramente che le attività libero professionali all’interno delle strutture pubbliche non hanno raggiunto gli obiettivi per i quali erano state regolamentate ed autorizzate: non c’è stata riduzione delle liste d’attesa; gli introiti non hanno coperto le spese, anzi i costi hanno rappresentato un aggravio di spesa immotivata per le Aziende e per i cittadini.

Se si considera, inoltre, che le spese sanitarie sostenute dalle famiglie non tengono conto delle diverse condizioni economiche delle stesse, è evidente come l’onere che l’intra moenia esercita sulle famiglie meno abbienti deve essere considerato ancora più grave.

Roma, 30 marzo 2004

CODICI

FONDI BANCOPOSTA. ALL'AUMENTO DEI COSTI SI RISPONDA DISINVESTENDO IMMEDIATAMENTE, E NON CI SI CHIEDA DI PAGARE COMMISSIONI D'USCITA. 


Firenze 30 marzo 2004 - Le Poste Italiane dimostrano di volersi sempre piu' allineare all'andazzo, niente affatto positivo, di banche, sim ed assicurazioni: dopo aver riempito i clienti di prodotti strutturati pieni di costi invisibili (obbligazioni e polizze in primis, ora anche buoni postali indicizzati al mercato azionario) e molto difficilmente liquidabili senza incorrere in perdite, ecco l'allineamento (in peggio, ovviamente) sui fondi comuni: una vera e propria stangata entrata in vigore da lunedi' 29 marzo, e siamo certi che ben pochi sottoscrittori dei fondi BancoPosta ne sono a
conoscenza.

Oltre ad aumentare le commissioni di gestione, BancoPosta ha pensato bene di introdurre delle commissioni di uscita, che verrebbero applicate perfino sui fondi monetari (che hanno la funzione principale di parcheggiare la liquidita' e quindi dovrebbero avere come prima caratteristica quella di essere liquidabili in qualsiasi momento senza penalizzazioni di sorta).

Ricordiamo, a beneficio dei sottoscrittori dei fondi Banco Posta, il disposto del Regolamento di Banca d'Italia del 1 Luglio 1998. All'art. 12.1 "Modifiche di aspetti rilevanti del regolamento" al punto 2) si specifica quanto segue:
l'incremento degli oneri a carico dei singoli partecipanti (ad es. l' introduzione o la maggiorazione di commissioni di rimborso), risolvendosi in un aggravio delle condizioni inizialmente convenute con i singoli sottoscrittori, non puo' trovare applicazione per gli importi gia' sottoscritti al momento dell'entrata in vigore delle modifiche regolamentari
di cui si tratta.

Cio' significa che i sottoscrittori dei fondi BancoPosta possono uscire senza l'applicazione delle nuove commissioni di uscita.

Giuseppe D'Orta, consulente Aduc per la tutela del risparmio

FESTE SI, FESTE NO. INTANTO NELL'ANNO BISESTILE... 


Roma, 30 marzo 2004. Le feste, i santi, i patroni, i ponti stanno riempiendo le cronache dei media, purtroppo nessuno si accorge che questo e' un anno bisestile, cioe' una anno con un giorno in piu'. Che cosa comporta l'anno bisestile per le tasche degli cittadini, oltre ad essere considerato un anno sfigato? E' noto che gli stipendi si pagano mensilmente, indipendentemente dal numero dei giorni, e avere un febbraio di 29 giorni vuol dire lavorare un giorno in piu' con la stessa retribuzione.

La fortuna ha voluto che quest'anno l'ultimo giorno di febbraio cadesse di domenica, giorno per la maggioranza non lavorativo. Un giorno in piu' l'anno comporta in ogni caso una spesa maggiore. L'Istat calcola che la spesa annuale di una famiglia, per beni e servizi, e' di 26.328 euro, cioe' 72 euro al giorno. Nel 2004 ogni famiglia spendera' quindi 72 euro in piu' del 2003, ricevendo pero' lo stesso stipendio.

Moltiplicando la spesa giornaliera per famiglia, 72 euro, per il numero di famiglie italiane, 21.810.676, si ottiene 1.570.368.672 di euro (circa 3mila miliardi di lire) che le famiglie hanno speso in piu' nel 2004 ma con lo stesso stipendio del 2003. Insomma non e' proprio conveniente questo recupero astronomico fatto da Gregorio XIII, nel 1582, per correggere il calendario di Giulio Cesare.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc

lunedì, marzo 29, 2004

FESTIVITA’: IL TAGLIO PROVOCHEREBBE UNA PERDITA DEL 5% DEL VALORE DEI SALARI DEI LAVORATORI 


“Con il carovita attuale e l’inflazione reale che erode i salari dei lavoratori – sostiene il Presidente Codacons, Avv. Carlo Rienzi – lavorare di più godendo di un numero inferiore di giorni di ferie determinerebbe complessivamente la perdita ulteriore del 5% del valore dei salari dei lavoratori. Infatti crescerebbero solamente i giorni lavorativi, mentre gli stipendi rimarrebbero inalterati. A tutto ciò – prosegue Rienzi – occorre aggiungere che gli stipendi in Italia crescono sulla base di un’inflazione distante anni luce dalla realtà”.

“Le dichiarazioni del Presidente del Consiglio sono assurde soprattutto se si considera che negli ultimi anni sono state soppresse in Italia ben 4 festività. A questo punto perché Berlusconi non sopprime le ferie e tutte le festività, domeniche comprese? - Domanda provocatoriamente Rienzi - Così i cittadini, costretti a lavorare tutto il tempo, e la cui situazione economica non è certo rosea, risolverebbero il problema delle spese e degli acquisti una volta per tutte”.

CODACONS

La7: Il Comitato di redazione conferma lo sciopero per domani 30 marzo 


“Anche in relazione all’odierno comunicato diffuso dalla Fnsi e dall’Asr, il Cdr de “La 7” conferma per domani 30 marzo lo sciopero dei giornalisti già proclamato sabato scorso, 27 marzo, con la modalità dell’astensione dalle prestazioni in audio e in video. Le modalità dello sciopero, quindi, al pari di quanto stabilito per l’odierna giornata, sono quelle già comunicate all’azienda con nota del 28 marzo”.

Roma, 29 marzo ‘04

Il Comitato di Redazione de “La7”

ALITALIA E GLI AIUTI DI STATO 


PERCHE' NON SCEGLIERE PER IL SOLO CAPITALE PRIVATO? SAREBBE LA VOLTA BUONA PER METTERSI NELLE MIGLIORI CONDIZIONI PER COMPETERE

Firenze, 29 Marzo 2004. Il presidente dell'Alitalia, Giuseppe Bonomi, in una intervista al quotidiano "La Repubblica" fa il punto sulla ristrutturazione del vettore nazionale, con un esordio non di poco conto: "non vogliamo aiuti di Stato!". E affida una importanza straordinaria agli interventi strutturali del Governo, chiedendo l'eliminazione delle royalty sul carburante, una migliore ripartizione del traffico tra Linate e Malpensa, riduzione delle tariffe Enav per il controllo del traffico. E auspica pace sociale e un piano industriale aggressivo.

Un plauso al presidente Bonomi per le richieste e le aspettative. Speriamo lo reputi un complimento, perche' ci e' sembrato lo stesso linguaggio di un presidente di una qualsivoglia societa' privata americana del settore: richieste tutte lanciate in avanti, con prospettiva di confronto continuo e diretto col mercato e con le autorita', a cui si rivolge presentando le sue richieste li' dove le autorita' possono intervenire mettendosi allo stesso livello di altre autorita' di altri Paesi partner della Comunita' e non solo.

Non sappiamo quanto Bonomi sia disposto a dare battaglia sull'argomento, ma quantomeno sono cose dette. Il problema, a nostro avviso, si pone nel momento in cui consideriamo chi e' il proprietario di Alitalia, cioe' lo Stato. E qui esploderebbe la bomba del conflitto di interessi, perche' qualora il Governo desse seguito alle richieste di Alitalia, se ne avvantaggerebbero si' tutti i vettori e non solo Alitalia, ma siccome gli altri vettori non paventano i problemi di Alitalia (riuscendo piu' o meno a vivere pur nella situazione attuale) e questi provvedimenti sarebbero palesemente per aiutare Alitalia, che e' il vettore di proprieta' dello Stato, va da se' che lo Stato ha aiutato la sua compagnia a svantaggio delle altre.

Che ne direbbe di una storia simile l'Autorita' Antitrust?

Brutta storia, da cui, a nostro avviso, se ne viene fuori solo attraverso due strade: una con il rafforzamento del capitale pubblico, l'altra con l'abolizione di quest'ultimo. Nel primo caso significa continuare a far pagare ai contribuenti tutti l'altissimo prezzo dell'attuale assetto e delle attuali problematiche dell'Alitalia, con un ulteriore alterazione del mercato del settore: i concorrenti di Alitalia dovrebbero competere ad armi impari, continuando loro stessi a pagare (con le tasse che versano allo Stato italiano) per l'assestamento di un loro concorrente tutt'altro che di secondo piano.

Nel secondo caso sarebbe il mercato di una economia aperta, dove Bonomi dovrebbe, potrebbe, continuare a fare tutte le sue richieste a ragion veduta, diventando anche alfiere di un assestamento economico migliore di tutto il settore. Ci rendiamo conto che la seconda opzione e' qualcosa tipo "fantapolitica" (non sono pochi i legislatori che hanno escluso un disinteresse e una dismissione societaria dello Stato in Alitalia, premendo invece sul rafforzamento della presenza pubblica). Ma e' bene essere consapevoli di cosa si sta costruendo, delle prospettive specifiche e del settore piu' in generale, e degli identici ennesimi problemi che si ripresenteranno fra non molto, dopo aver soltanto messo delle pezze, e lasciato il cancro (la proprieta' pubblica) a continuare la sua erosione del corpo, con tanto di risvolti anche su corpi esterni.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

SPORT: CORRERE FA BENE? 


Roma, 29.3.2004. Jim Flix, l'inventore dello jogging, mori' a 52 anni sul campo di battaglia, cioe' mentre praticava lo sport da lui ideato. E' vero che soffriva di disturbi cardiaci e forse se non avesse praticato la "corsa lenta" sarebbe morto prima. Forse. Forse sarebbe vissuto di piu' se invece di correre avesse fatto delle semplici e lunghe passeggiate.

Nessuno puo' dirlo. Sta di fatto che questo tipo di attivita' coinvolge un numero sempre maggiore di persone. Proprio ieri a Roma si e' svolta una maratona di 42 km alla quale hanno partecipato 8.500 persone, mentre alla Stracittadina di 5 km hanno preso parte circa 50mila persone.

Dagli Usa arriva la notizia, pubblicata sull'American College of Sport Medicine Journal, che lo stretching non serve a nulla e non serve ad evitare gli strappi muscolari. Allora correre fa bene? La condizione normale di movimento degli esseri umani non e' certamente la corsa ma la passeggiata, il camminare, e quando si invertono i ruoli gli effetti non possono che essere negativi.

Partecipare ad una gara di 42 km significa allenarsi per molto tempo e su lunghe distanze, il che puo' avere conseguenze sull'apparato locomotore. Come in tutte le questioni avere in mente il detto latino "cum grano salis" puo' evitare conclusioni dolorose.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc

BOND ARGENTINA: L'ARGENTINA FINALMENTE SI E' ACCORTA DEI CREDITORI ITALIANI ROVINATI DAI LORO BOND 


L'INIZIATIVA CLAMOROSA DEL BOICOTTAGGIO HA SOLLEVATO REAZIONI ENORMI IN USA E AMERICA LATINA

IL MINISTRO RISPONDE ALL'INIZIATIVA DEL CODACONS MINACCIANDO BOICOTTAGGI DA RITORSIONE AI PRODOTTI ITALIANI....MA DIMENTICA CHE L'ITALIA NON HA FREGATO 450.000 ARGENTINI...

La notizia del boicottaggio dei prodotti argentini lanciato dal Codacons per indurre il paese sudamericano a rimborsare i 450.000 risparmiatori italiani coinvolti nel default, sta facendo il giro del mondo e in Americalatina ha suscitato non poco clamore. Tanto da spingere il ministro dell'Economia Roberto Lavagna, a rispondere al Codacons addirittura nel corso di una popolarissima diretta televisiva.

Il ministro, riferendosi al boicottaggio dei prodotti argentini, ha sostenuto che "la società argentina dovrebbe rispondere allo stesso modo".

Non si fa attendere la dura replica del Codacons: “Il Ministro Lavagna – afferma il Presidente Codacons Avv. Carlo Rienzi - anziché minacciare ritorsioni contro l’Italia e invitare le associazioni dei consumatori italiane a passare le vacanze di Pasqua in Argentina, farebbe bene a venire nel nostro paese e concordare le modalità dei rimborsi ai risparmiatori. Lavagna – prosegue Rienzi – non capisce la differenza tra Italia e Argentina, e dimentica, o fa finta di dimenticare, che non c’è nemmeno un cittadino argentino fregato da titoli italiani, mentre gli italiani fregati dai bond del suo paese sono ben 450.000!” Roma 29 marzo 2004.

CODACONS

FNSI e Stampa Romana denunciano gravi comportamenti dirigenti "La 7" 


“La Federazione nazionale della Stampa e l’Associazione della Stampa romana denunciano il grave comportamento dei dirigenti de “La 7” che hanno impedito l’attuazione dello sciopero dei giornalisti nella forma dell’astensione dalle prestazioni in audio e in video. Si è trattato di una vera e propria serrata aziendale con l’obiettivo di trasformare uno sciopero audio-video in un black out che, di fatto, ha come conseguenza l’interruzione dell’informazione delle testate de “La 7”.

Peraltro, l’azienda non ha accolto la richiesta di confronto rivolta dal Sindacato dei giornalisti sulla vertenza relativa alla decisione editoriale di tagliare in maniera pressoché totale l’informazione “ sportiva. Una decisione che contrasta con le reiterate dichiarazioni de “La 7” circa il mantenimento, se non il rafforzamento , dell’informazione nei palinsesti dell’emittente televisiva.

La Fnsi e l’Asr, al di là della giusta protesta dei colleghi, respingono il tentativo di abrogare una forma di lotta dei giornalisti da sempre attuata in tutte le aziende dell’emittenza radiotelevisiva nazionale.

La Fnsi e l’Asr si riservano ogni azione in tutte le sedi per difendere i diritti del Sindacato e dei giornalisti radiotelevisivi da sempre rispettosi delle leggi e dell’interesse dei cittadini ad essere correttamente informati. Il Sindacato dei giornalisti esprime convinta solidarietà ai colleghi de “La 7” che hanno deciso forti iniziative di lotta per tutelare tutti gli spazi informativi di una emittente fortemente impegnata in un mercato sempre meno pluralista.”

Prot. n. 45/C - Roma, 29 marzo ‘04

Federazione Nazionale Stampa italiana
Associazione Stampa Romana

This page is powered by Blogger. Isn't yours?