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giovedì, aprile 15, 2004

OTTOPERMILLE. DOVE VANNO A FINIRE I.. MIEI SOLDINI? 


I CENTO MILIONI A DIRETTA GESTIONE DELLO STATO VANNO AL 36,46% ALLA CHIESA CATTOLICA, CHE GIA' PERCEPISCE PER CONTO SUO OLTRE UN MILIARDO

Firenze, 15 Aprile 2004. E' stato pubblicata l'edizione del 15 aprile del quindicinale "La Pulce nell'Orecchio", curato sul portale dell'associazione da Annapaola Laldi. In questo numero si "fanno le bucce", con rielaborazioni e accorpamenti statistici, ai fondi dell'ottopermille (OPM) che alcuni contribuenti destinano allo Stato, nella fattispecie -per il 2003, come da Gazzetta Ufficiale n.52/2004- poco piu' di cento milioni di euro (101.458.441,64).

Su 1265 domande arrivate per usufruire di questi fondi, solo 203 sono state ammesse, e cosi' ripartite:

FAME NEL MONDO:2,52%;
CALAMITA' NATURALI: 25,7%;
ASSISTENZA RIFUGIATI: 8,6%;
CONSERVAZIONE DEI BENI CULTURALI: 63,18%, cosi' ripartiti:
a) a favore di proprieta' cattoliche 36,46%,
b) a favore di opere civili 26,61%,
c) a favore degli Ebrei 0,105%.

(N.B. All'interno di questa voce, l'incidenza delle spese per la chiesa cattolica e' del 57,71%, quella per le opere civili del 42,12% e quella per gli Ebrei dello 0,17%).

Comunque la si guardi, la spesa dell'OPM statale a favore di beni della chiesa cattolica (la quale, peraltro, quest'anno prevede di incassare direttamente oltre UN MILIARDO di EURO di OPM!) e' sempre superiore a ogni altra singola voce.

Per completare il quadro va detto che la chiesa cattolica, per la conservazione dei beni culturali, non spende mai piu' di
un 5-6% del "suo" OPM. Perche', allora, lo Stato ne deve spendere, come quest'anno, il 36,4%?

Questa vera e propria occupazione da parte della chiesa cattolica anche dell'OPM statale non e' una novita', ma negli ultimi tre anni si era assistito a un lieve ridimensionamento del fenomeno, che faceva ben sperare. Invece, quest'anno, la clericalizzazione dell'OPM statale e', si direbbe, la nota dominante.

Le assurdita' scaturite dalla revisione del Concordato (febbraio 1984), che obbligarono lo Stato a farsi elemosiniere di se stesso per poter garantire alla chiesa cattolica un finanziamento stabile e sicuro, al posto (e piu' vantaggioso) della vecchia congrua (cioe' lo stipendio statale ai parroci cattolici), si ripresentano piu' acute ed evidenti ogni volta che ci
soffermiamo sull'argomento. Una di esse -e forse e' la piu' grave perche', in sostanza, slitta facilmente nell'inganno- e' quella della presunta "libera scelta" da parte dei contribuenti.

E' bene ripetere che chi non sceglie alcun beneficiario dell'OPM, regala la propria quota, in realta', a tutti i beneficiari (ad eccezione di Valdesi e ADI-Assemblee di Dio in Italia), in proporzione delle scelte espresse dagli altri (art.47
L.222/1985); e siccome la chiesa cattolica e' la piu' gettonata nella minoranza di chi esprime la scelta, a essa viene attribuita la stragrande maggioranza dell'OPM. Due sole cifre a conferma: nel 2002 allo Stato furono attribuiti poco piu' di 99 milioni di Euro, mentre la chiesa cattolica beneficio' di 908 milioni di Euro, cioe' poco meno di 10 volte la quota
dello Stato. Di conseguenza, chi crede che, non firmando, dara' i soldi automaticamente allo Stato, ci ripensi, perche' cosi' non e'.

Cosi' come chi sceglie di devolverli allo Stato, e' bene che tenga a mente che il 36,46% di quegli specifici soldi andranno comunque alla chiesa cattolica.

Ufficio stampa Aduc

Nota del redattore del Blog: chissà se l'Aduc considera che per mantenere alcune strutture aperte al pubblico la Chiesa Cattolica spende come tutte le famiglie italiane: acqua, luce, telefono? Tutti servizi in mano a società privatizzate fra le più care d'europa. E' lecito qui aggiungere, che il redattore di questo blog declina ogni responsabilità o personale adesione ai comunicati stampa qui pubblicati, che restano pertanto sola espressione dell'autore sia esso privato o associazione.

I cittadini si lamentano del lavoro di mediazione delle Agenzie Immobiliari 


CODICI chiede la verifica della presenza di un cartello

Il cittadino spesso è costretto a rivolgersi ai mediatori, poiché non vi sono linee guide trasparenti e sicure cui anche il cittadino più sprovveduto in materia possa far riferimento. Il disorientamento, quindi, induce a ricorrere a persone professionali, che, tuttavia, spesso si rivelano nient’altro che truffatori.

Un aspetto molto interessante, infatti, che è emerso dalle molteplici segnalazioni che sono pervenute all’Osservatorio CODICI sul mercato immobiliare, è la molteplicità delle lamentele riguardo al lavoro di mediazione che svolgono le Agenzie Immobiliari ed al compenso che esse richiedono.

L’iniziativa dell’Associazione di aprire un Osservatorio era stata dettata dalla constatazione di una situazione insostenibile del mercato immobiliare romano: i prezzi di vendita esageratamente elevati, ed i mutui aventi rate sempre più alte per via dell’incremento dei costi di vendita delle case. Una situazione che, inoltre, si intreccia con il peggioramento delle condizioni materiali di lavoratori e pensionati e che sta portando a forti disuguaglianze fra classi benestanti e classi meno abbienti.

L’andamento del lavoro dell’Osservatorio è stato molto positivo, poiché si è avuta da parte dei cittadini romani una notevole risposta. Ciò significa che la situazione del mercato immobiliare è fortemente sentita come un disagio e concretamente crea difficoltà non solo economiche, ma anche psicologiche, considerando che la persona che realmente ha bisogno di una casa vive nell’ansia di ritrovarsi in mezzo ad una strada.

Il CODICI, pertanto, alla luce delle lamentele pervenutegli, chiede che sia effettuata una verifica al fine di accertare la presenza di un cartello tra le Agenzie Immobiliari volutamente posto per mantenere i prezzi sul mercato alti.

“Il raddoppiamento dei prezzi che si è avuto con il passaggio dalla lira all’euro - dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del CODICI – è ingiustificato e non corrisponde ai reali costi degli immobili. È impensabile che le Agenzie Immobiliari arrivino a chiedere per le loro transazioni anche il 10% del prezzo di vendita dell’immobile, o che propongano i prodotti di mutuo ancora prima che la persona interessata sia accompagnata a vedere la casa. È impensabile che non si riesca più a trovare un modesto immobile, in una zona discreta, ad un prezzo accessibile.”

Roma, 15 aprile 2004

CODICI

GLOBALIZZAZIONE E NO GLOBAL - Vittorio Parola presenta oggi alla FNSI il suo ultimo libro  






GLOBALIZZAZIONE E NO GLOBAL
di Vittorio Parola


Partecipano Vittorio Agnoletto, Paolo De Nardis, Massimo Villone
Coordina Antonella Marrone

Giovedì 15 aprile ore 17 - 19
Federazione Nazionale della Stampa, corso Vittorio Emanuele II, 349 Roma


"Globalizzazione e no global" (Newton Compton editori, Biblioteca del Sapere, euro 6,00), è il risultato dell'indagine compiuta da Vittorio Parola all'interno del fenomeno della globalizzazione e della relazione con il movimento no global.

Con la globalizzazione si è aperta una nuova Era che rimette in discussione tutte le forme, in primo luogo le istituzioni nazionali e le grandi organizzazioni internazionali, e travolge tutti i vecchi modi pensare e di agire. Sotto la spinta delle tecnologie e delle teorie neoliberiste la globalizzazione ha enormemente accelerato la storia del mondo. Crescono le disuguaglianze e la minaccia per l’ambiente, si acuiscono i conflitti, l’11 settembre, la guerra preventiva, i fondamentalismi religiosi, l’invasione dell’Iraq. Il terrorismo diventa globale.

La globalizzazione, tuttavia, può essere regolata, può essere umanizzata. Nasce il movimento no global. La cultura, i valori, le pratiche di questo movimento (la "seconda potenza mondiale" secondo il New York Times), costituiscono l'inizio di una nuova narrazione del mondo, la possibile speranza di un nuovo umanesimo planetario. Cosa si sa di questo movimento mondiale? Qual’è l’informazione? La descrizione del movimento da parte dell’Autore viene dal di dentro. Infatti Vittorio Parola partecipa al gruppo di continuità del Forum Sociale Europeo.

FNSI SU GIORNALISTI IN IRAQ 


“Sono giorni di grande preoccupazione per la situazione dei giornalisti italiani e di tutto il mondo che operano in Iraq. Le violenze, i sequestri di cittadini stranieri, gli scontri e gli attentati, prefigurano uno stato molto vicino alla guerra civile che ha preso di mira soprattutto cittadini occidentali identificati con le forze armate della coalizione. Le preoccupazioni non possono però cancellare l’esigenza di assicurare una corretta e completa informazione. E’ pertanto incomprensibile la decisione della Rai di ritirare i giornalisti e i telecineoperatori inviati a Bagdad. La determinazione espressa dagli inviati a restare in Iraq, dove operano giornalisti di tutto il mondo, e l’opinione favorevole espressa dai CDR del Tg1, del Tg3 e del Giornale Radio, avrebbero dovuto suggerire un diverso comportamento all’Azienda del servizio pubblico radiotelevisivo. Ogni giornalista conosce i rischi che corre e in queste ore assurde polemiche sono state sollevate nei confronti della corretta informazione fornita dagli inviati italiani in Iraq. Sostituirli non ha senso, a meno che non vi siano altre ragioni. A tutti i colleghi inviati in Iraq va la solidarietà della Fnsi e dei giornalisti italiani”.

Paolo Serventi Longhi
Segretario Generale
Federazione Nazionale della Stampa Italiana

MODE: UN GIOIELLO CONFICCATO NELL'OCCHIO 


Roma, 15 aprile 2004. L'ultimo grido in fatto di moda: un gioiello conficcato nell'occhio. Basta quindi con i tatuaggi e piercing. In Olanda, con l'ultima tendenza del "Body Art", tutto passa per lo sguardo e Deborah Boer e' stata la prima donna al mondo che si sia fatta impiantare sotto la cornea un "diamante per occhi", a forma di cuore. Sei altre persone, cinque donne e un uomo, si sono sottoposte ad un intervento di chirurgia "estetica" di 15 minuti per mettere nell'occhio un pezzetto di metallo prezioso.

Costo dell'operazione: 500-1000 euro. La tecnologia e' stata messa a punto in una clinica oftalmica di Rotterdam. Secondo Gerrit Melles, direttore dell'Istituto olandese per una chirurgia oculare innovativa, non si riscontrano effetti secondari negativi.

Ovviamente ognuno del proprio corpo fa cio' che vuole, l'importante e' che sappia quali sono i rischi cui va incontro. Magari con il consiglio di qualche medico, non proprio interessato all'estetica oculare.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc

La libertà dell'informazione nel tempo della guerra infinita 


FNSI
Federazione Nazionale della Stampa Italiana

Il 23 aprile del 1999, alcuni aerei della Nato bombardarono la sede della Televisione serba di Belgrado. Un'intera troupe fu sterminata; ed erano in sedici, tra operatori e giornalisti. Come disse il suo comandante, generale Wesley Clark, fu un atto "intenzionale e deliberato": la stampa andava considerata "braccio armato" di un regime dittatoriale.

Purtroppo non si è trattato di un episodio destinato a rimanere isolato. L’8 aprile 2003, alla vigilia della caduta di Bagdad, sono stati scagliati quasi simultaneamente tre attacchi contro uomini e strutture dell’informazione, che hanno colpito gli uffici della TV Al Jazeera, della TV Abu Dhabi e l’hotel Palestine, dove era alloggiata la stampa internazionale, provocando tre morti e numerosi feriti. In seguito, ancora, altri giornalisti sono stati uccisi nell'esercizio del loro diritto-dovere di produrre informazione, mentre la stampa è sempre più oggetto di tentativi di controllo, manipolazione e intimidazione. Del resto, a fronte della crescente esigenza di manipolazione della verità dettata dalle esigenze belliche, le autorità politiche sembrano sempre meno disposte a tollerare la libertà dell’informazione e il pluralismo del sistema dei media.

La libertà dell'informazione nel tempo della guerra infinita

Dal bombardamento della Tv di Belgrado alla manipolazione della informazione sul terrorismo del governo Aznar

Introducono Paolo Serventi Longhi, segretario FNSI, e Corrado Veneziano, docente di Linguistica all'Accademia nazionale d'arte drammatica "Silvio D'Amico"

Intervengono Giulietto Chiesa, giornalista e direttore di Megachip; Tommaso Di Francesco, scrittore e giornalista; Monica Maggioni, giornalista, inviata Tg1; Pedrag Matvejevic, scrittore, docente di Letterature slave alle università La Sapienza di Roma e la Sorbona di Parigi, Ahmad Rafat, corrispondente del settimanale "Tiempo", già segretario dell'Associazione della Stampa Estera in Italia

presiede Domenico Gallo, magistrato

Durante l'incontro sarà proiettato il documentario "SEDICIPERSONE. Le parole negate del bombardamento della Tv di Belgrado", ideato e diretto da Corrado Veneziano con la collaborazione giuridica di Domenico Gallo.

giovedì 22 aprile 2004, ore 17 c/o F.N.S.I;
Corso Vittorio Emanuele, n. 349, Roma

‘NO ALLA TORTURA SUBITO’ 


AMNESTY INTERNATIONAL E ZAPPING INCONTRANO IL PRESIDENTE DELLA CAMERA CASINI PER SOLLECITARE L’INTRODUZIONE DEL REATO DI TORTURA NEL CODICE PENALE

Una delegazione composta da rappresentanti della Sezione Italiana di Amnesty International, guidati dal presidente Marco Bertotto, e Aldo Forbice, conduttore della trasmissione radiofonica della Rai Zapping, ha incontrato oggi il presidente della Camera dei Deputati On. Pier Ferdinando Casini.

Nel corso dell’incontro, i componenti la delegazione hanno consegnato al presidente Casini le 20.000 firme raccolte fino ad ora dall’appello di Amnesty International e Zapping ‘No alla tortura subito’, a sostegno della richiesta di introdurre urgentemente il reato di tortura nel codice penale italiano.

L’iniziativa, promossa con una lettera aperta indirizzata al presidente del Consiglio On. Silvio Berlusconi perche’ l’obiettivo fosse raggiunto entro la fine del Semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea, era stata avviata nell’ottobre scorso attraverso l’attenzione dedicata quotidianamente da Zapping e un massiccio invio di fax da parte di centinaia di gruppi di Amnesty Italia all’attenzione dei presidenti della Camera e del Senato chiedendo di accelerare i tempi di discussione e approvazione del progetto di legge nei due rami del Parlamento.

L’appello, che ha come primi firmatari Rita Levi Montalcini, Premio Nobel per la Medicina, e Antonio Cassese, gia’ presidente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e del Tribunale penale per l’ex Jugoslavia, ha sinora raccolto le adesioni di migliaia di cittadini, centinaia di Deputati e Senatori di tutti i gruppi parlamentari, numerosissimi Enti Locali, associazioni, decine di direttori di organi di informazione e personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo.

‘L’Assemblea della Camera dei Deputati iniziera’ l’esame della proposta di legge il 19 aprile. Ci aspettiamo che il Parlamento italiano proceda rapidamente approvando un testo aderente alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, ratificata dall’Italia nel 1988’ ha esortato il presidente della Sezione Italiana di Amnesty International, Marco Bertotto.

Roma, 14 aprile 2004

EMBARGO SULLE ARMI DELL’UNIONE EUROPEA VERSO LA CINA: AMNESTY INTERNATIONAL CHIEDE DI NON SABOTARE L’AZIONE DEGLI ATTIVISTI PER I DIRITTI UMANI 


Amnesty International ha ammonito l’Unione Europea (UE) a riflettere sul messaggio che verra’ trasmesso agli attivisti per i diritti umani della Cina – ancora in carcere a distanza di quindici anni dal massacro di piazza Tiananmen – se togliera’ il proprio embargo sulle armi nei confronti di Pechino.

L’appello dell’organizzazione per i diritti umani e’ rafforzato dalle dichiarazioni rese dal presidente della Commissione Europea Romano Prodi ieri a Pechino secondo cui la Cina deve migliorare la situazione dei diritti umani e giunge alla vigilia dei colloqui tra la presidenza dell’UE e il ministro degli Esteri cinese, previsti lunedi’ a Dublino, in un momento in cui ci si attende che i ministri degli Esteri dell’UE discutano sull’ipotesi di togliere l’embargo sulle armi destinate alla Cina.

La situazione dei diritti umani in Cina presenta ancora un quadro terrificante: centinaia di migliaia di persone continuano ad essere
arrestate in tutto il paese, in violazione dei fondamentali diritti umani; condanne a morte ed esecuzioni hanno luogo regolarmente al termine di processi irregolari; i maltrattamenti e le torture sono tuttora diffusi e sistematici; la liberta’ di espressione e di informazione resta fortemente limitata.

In un documento diffuso oggi a Bruxelles, Amnesty International ha ricordato che decine di persone si trovano ancora nelle carceri cinesi a seguito della brutale repressione abbattutasi nel giugno 1989 su chi manifestava per chiedere riforme politiche. Il documento rileva inoltre come il Codice di condotta dell’UE sull’esportazione di armi non possa essere considerato, rispetto all’obiettivo di proteggere i diritti umani, un’alternativa credibile all’embargo sulle armi.

“Non dobbiamo dimenticare che l’embargo sulle armi venne imposto dall’UE in risposta a quelli che la stessa UE aveva definito ‘atti di repressione contro coloro che rivendicano legittimamente i propri diritti democratici’” – ha dichiarato Dick Oosting, direttore dell’Ufficio di Amnesty International presso l’UE. “L’UE puo’ anche discutere se l’embargo sia una ‘questione superata’. Non lo e’ di certo per gli attivisti cinesi che si battono per il rispetto dei diritti umani. Di fronte alla persecuzione cui ancora oggi vanno incontro coloro che manifestano in favore della democrazia, l’UE dovrebbe pensarci due volte prima di cambiare posizione”.

Solo due settimane fa, per ricordare come la Cina tratta gli attivisti per i diritti umani, tre esponenti delle “Madri di Tiananmen” (un gruppo di oltre 130 famiglie delle vittime della repressione del 1989) sono state tenute arbitrariamente agli arresti per diversi giorni. Le autorita’ cinesi continuano a ignorare le richieste di indagini esaurienti e imparziali sui fatti del 1989. Chi sostiene queste richieste o critica il comportamento delle autorita’, anche solo via posta elettronica o su siti internet, viene mandato in galera. Nel corso del processo, uno di questi attivisti e’ stato accusato di aver diffuso via internet un rapporto di Amnesty International.

Nel documento presentato oggi a Bruxelles, Robert Parker, coordinatore di Amnesty International sul commercio delle armi, ha evidenziato i limiti del Codice di condotta dell’UE sull’esportazione di armi, che alcuni governi dell’UE hanno proposto come forma di garanzia nel caso in cui si decidesse di togliere l’embargo sulle armi verso la Cina: “Il Codice stabilisce alcuni criteri sui diritti umani che devono essere tenuti in considerazione quando si concedono licenze di esportazione di armi. Tuttavia, il testo non
ha valore legale e presenta una formulazione debole, che lascia adito a interpretazioni da parte degli Stati membri. Gia’ oggi vediamo come questo Codice venga ignorato in alcuni paesi dell’UE e in quelli che stanno per accedervi. Oltretutto, il Codice e’ attualmente in fase di revisione. L’UE dovrebbe cogliere questa opportunita’ per rafforzare i propri controlli e garantire che le proprie forniture di armi e di equipaggiamento di sicurezza non vengano utilizzate per violare i diritti umani”.

Bruxelles/Roma, 14 aprile 2004

IRAQ: I CIVILI IN OSTAGGIO DEVONO ESSERE RILASCIATI IMMEDIATAMENTE, DICHIARA AMNESTY INTERNATIONAL 


Amnesty International e' preoccupata della sorte di diversi cittadini stranieri tenuti in ostaggio in Iraq. 'organizzazione chiede ai gruppi armati di porre fine alla pratica della cattura degli ostaggi e di rilasciarli tutti immediatamente.

"Trattenendo ostaggi civili sotto minaccia di morte, i gruppi armati iracheni stanno violando un principio fondamentale del diritto internazionale umanitario" ha dichiarato Amnesty International.

La scorsa settimana, molti cittadini stranieri, fra cui giornalisti, operatori umanitari e civili sono stati rapiti da gruppi armati. Tre cittadini giapponesi, Noriaki Imai e Nahoko Takato, ambedue operatori umanitari rispettivamente di 18 e 34 anni, e il fotografo Soichiro Koriyama di 32 anni sono stati catturati giovedi' scorso e non si conosce ancora in
luogo in cui si trovino. Il gruppo armato che li tiene in ostaggio, "le Brigate Mujahedeen", ha minacciato di ucciderli se il Giappone non ritirera' le proprie truppe dall'Iraq. Inizialmente il gruppo aveva stabilito un ultimatum di tre giorni che e' stato poi esteso sino a ieri sera.

Ora l'ultimatum e' scaduto e Amnesty International teme per l'incolumita' di queste tre persone.

L'11 aprile tre giornalisti cechi, Petr Klima, Michal Kubal e Vit Pohanka, sono stati rapiti da uomini armati mentre erano a bordo di un taxi in viaggio da Baghdad a Amman e non si sa ancora dove si trovino. Almeno 24 persone, fra cui un arabo israeliano, un canadese di origini siriane, 5 ucraini, 3 russi e altre di varie nazionalita', sono state rapite e non si
sa ancora ne' dove si trovino ne' quali siano le loro condizioni. Diversi altri cittadini stranieri, fra cui cinesi e sudcoreani, sono stati rapiti e poi rilasciati.

"Nessuna motivazione puo' giustificare la cattura degli ostaggi o l'uccisione deliberata di civili" ha ammonito Amnesty International.

Gli ultimi avvenimenti

Negli ultimi 10 giorni l'aumento degli scontri tra le forze della Coalizione e i gruppi armati che si oppongono all'occupazione ha causato la morte di centinaia di persone in svariate citta' irachene. Sono stati uccisi oltre 60 soldati della Coalizione. Secondo informazioni ricevute da Amnesty, le vittime comprenderebbero almeno 600 civili rimasti uccisi a Falluja - molti dei quali donne e bambini.

A partire dal 4 aprile vi sono stati molti combattimenti, nei quartieri sciiti di Baghdad e in diversi centri dell'Iraq meridionale, tra le forze della Coalizione e uomini armati appartenenti all'Esercito del Mahdi, legati al leader radicale sciita Muqtada al-Sadr. Le forze armate statunitensi hanno bombardato una zona di Falluja nella quale si trovava
una moschea, sostenendo che dal suo interno uomini armati stessero facendo fuoco sui soldati Usa. Secondo alcune informazioni, gli iracheni uccisi sarebbero almeno quaranta, mentre fonti militari statunitensi hanno dichiarato che non vi sarebbe stata alcuna perdita tra i civili. I soldati della Coalizione hanno ucciso otto dimostranti ad al-Huwayia. Nella notte tra martedi' 6 e mercoledi' 7, venticinque persone sono rimaste uccise a Falluja quando un edificio e' stato colpito da un missile lanciato da un elicottero Usa.

Gli scontri in cui e' coinvolto l'Esercito del Mahdi fanno seguito alla chiusura del quotidiano al-Hawza al-Natiqa, organo d'informazione del gruppo di Muqtada al-Sadr, e all'arresto di uno dei suoi piu' stretti alleati, Mustafa al-Ya'qubi, accusato di essere coinvolto nell'assassinio del leader sciita 'Abd al-Majid al-Khoie, avvenuto nell'aprile 2003. Il
quotidiano e' stato chiuso per ordine dell'ambasciatore Paul Bremer, capo dell'Autorita' provvisoria della Coalizione, in quanto accusato di incitare alla violenza.

Le forze militari statunitensi hanno lanciato operazioni su vasta scala a Ramadi e Falluja a seguito dell'uccisione e del successivo scempio dei cadaveri di quattro guardie private di sicurezza ad opera di uomini armati, risalente alla scorsa settimana.

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