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mercoledì, gennaio 28, 2004

CINA: CRESCE L’ATTIVISMO SU INTERNET E AUMENTANO I CONTROLLI, DENUNCIA AMNESTY INTERNATIONAL 


Secondo un nuovo rapporto di Amnesty International, dal novembre 2002 in Cina c’è stato un drammatico aumento del numero di persone arrestate o condannate per aver espresso le proprie opinioni online o per aver scaricato informazioni da Internet: il numero dei prigionieri è salito a 54, con un incremento del 60 per cento rispetto alla fine del 2002. Inoltre, un numero imprecisato di persone rimane in stato di detenzione per aver trasmesso via Internet informazioni sulla diffusione della Sars.

“Per noi si tratta di prigionieri di coscienza. Rinnoviamo il nostro appello alle autorità cinesi affinché siano rilasciati subito e senza condizioni” – ha affermato Francesco Visioli, coordinatore Cina della Sezione Italiana di Amnesty International.

Tra le persone in carcere figurano studenti, dissidenti politici, aderenti alla Falun Gong, operai, scrittori, avvocati, insegnanti, impiegati della pubblica amministrazione, ex agenti di polizia, ingegneri e uomini d’affari. Sono stati arrestati per svariati “reati”, ad esempio per aver firmato petizioni online, aver invocato le riforme e la fine della corruzione, aver tentato di costituire un partito per la democrazia, aver diffuso “voci sulla Sars”, aver comunicato con gruppi all’estero, essersi opposti alla persecuzione della Falun Gong e aver sollecitato la revisione dei casi giudiziari legati alla repressione del movimento per la democrazia nel 1989. La maggior parte dei prigionieri sono stati incriminati per “sovversione” e “minaccia alla sicurezza dello Stato”, fattispecie penali che comportano condanne dai due ai dodici anni di carcere.

La Cina risulta essere il paese che, su scala mondiale, esercita la più vasta censura nei confronti di Internet. Nell’ultimo anno, la tendenza è stata quella di assegnare maggiori responsabilità di controllo e sorveglianza agli Internet café, ai provider e ad altri fornitori di servizi.

Ciò nonostante, l’uso di Internet appare fortemente in crescita, anche come strumento di solidarietà. Proprio l’invio di messaggi di sostegno reciproco tra gli utenti ha provocato un aumento degli arresti.

“Amnesty International considera difensori dei diritti umani coloro che utilizzano Internet per promuovere riforme in tema di diritti umani o per denunciare gli arresti” – ha proseguito Visioli. “Le autorità cinesi dovrebbero incoraggiare e sostenere le loro attività piuttosto che metterli dietro le sbarre”.

Il rapporto descrive il caso di Liu Di, studentessa di psicologia all’Università di Pechino, rilasciata di recente. È stata più di un anno in carcere, senza poter contattare la propria famiglia, solo per aver espresso critiche nei confronti del governo in una chatroom e aver chiesto la scarcerazione di un altro attivista utente di Internet, Huang Qi. È stata rimessa in libertà nel novembre 2003 dopo una grande campagna in suo favore, cui hanno preso parte oltre 3000 utenti Internet, per la maggior parte dalla stessa Cina. Questa campagna è però costata l’arresto a cinque persone, quattro delle quali – Cai Lujun, Luo Changfu, Du Daobin e Kong Youping – risultano tuttora in carcere.

“Apprezziamo la liberazione di Liu Di, ma ribadiamo che non avrebbe mai dovuto esser arrestata. L’arresto, poi, di altre persone che si sono interessate di lei, non fa altro che aggravare l’abuso” – ha sottolineato Visioli.

Nel suo rapporto, Amnesty International fa riferimento a diverse aziende, tra cui Cisco Systems, Microsoft, Nortel Networks, Websense e Sun Microsystems, che avrebbero fornito tecnologia utilizzata per censurare e sorvegliare l’uso di Internet in Cina. Amnesty International ritiene che, vendendo questa tecnologia, le aziende non valutino in modo adeguato le implicazioni che i loro investimenti hanno nei confronti dei diritti umani.

“Chiediamo a tutte le aziende che hanno fornito questa tecnologia di usare i loro contatti e la loro influenza per spingere le autorità cinesi a porre fine alle restrizioni nei confronti della libertà di espressione e di informazione su Internet e a rilasciare tutte le persone detenute per reati connessi a Internet, in violazione dei loro diritti umani fondamentali”.

Ulteriori informazioni

Secondo statistiche ufficiali, il numero degli utenti Internet in Cina è salito da 59,1 milioni nel dicembre 2002 a 79,5 milioni nel dicembre 2003, con un incremento del 34,5 per cento che rappresenta una forte minaccia ai tentativi delle autorità di censurare e sorvegliare le attività online della popolazione.

Il rapporto di Amnesty International contiene una serie di appelli in favore di otto prigionieri. Tra questi figura Huang Qi, programmatore di computer e possessore di un proprio sito Internet. È stato arrestato il 3 giugno del 2000, dopo che alcuni dissidenti residenti all’estero avevano “postato” sul suo sito una serie di articoli riguardanti l’anniversario della repressione del movimento per la democrazia del 1989. Tre anni dopo l’arresto è stato sottoposto a un processo iniquo e condannato a cinque anni di carcere. A seguito dei pestaggi subiti soffre di costanti emicranie. La sua famiglia ha potuto incontrarlo una sola volta, nell’ottobre 2003. Roma, 28 gennaio 2003

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