martedì, aprile 06, 2004
INFLUENZA: AVEVA RAGIONE IL CODACONS! LE GRIDA DI ALLARME ERANO SOLO PROPAGANDA PRO CASE FARMACEUTICHE
ORA LA MAGISTRATURA DOVRA' INDAGARE SU TUTTI COLORO CHE HANNO ALLARMATO INUTILMENTE LA POPOLAZIONE FACENDO GUADAGNARE MILIONI DI EURO ALLA INDUSTRIA FARMACEUTICA
IL CODACONS CHIEDE DI ACCERTARE CHE TRA I GIORNALISTI ED ESPERTI CHE TUTTI GLI ANNI LANCIANO L'ALLARME E LE CASE FARMACEUTICHE NON VI SIANO LEGAMI DI ALCUN GENERE
NE' INFLUENZA NE' VACCINAZIONE DI MASSA E TUTTO E' FILATO LISCIO...COME MAI?
Anche quest’anno l’influenza ha deluso tutti e non ha costretto a letto milioni di italiani. Con l’arrivo della bella stagione e superato il periodo critico è venuto il momento di fare il punto della situazione.
A fine settembre l’allarme: 1 italiano su 6 quest’anno costretto a letto dall’influenza! Questo affermavano medici ed esperti del settore, sostenendo la necessità di una vaccinazione di massa.I fatti smentiscono però tali grida d’allarme: quest’anno l’influenza non ha avuto i nefasti effetti annunciati nonostante la vaccinazione non sia stata inflitta alla collettività.
E allora il Codacons aveva ragione: l’associazione, infatti, sosteneva non solo che erano infondati gli avvertimenti di pericolo circa l’ondata d’influenza che avrebbe colpito l’Italia, ma che questi erano strumentali, cioè diretti a favorire le case farmaceutiche che ogni anno immettono sul mercato i vaccini antinfluenzali.
I fatti quindi hanno dato ragione all’associazione di consumatori. “Ora – afferma l’avv. Carlo Rienzi, Presidente Codacons – ci auguriamo che la magistratura indaghi su coloro che nei mesi precedenti hanno allarmato la popolazione, facendo entrare svariati milioni di euro nelle tasche dell’industria farmaceutica. Indagini che – conclude Rienzi – dovranno essere estese anche verso quei soggetti – giornalisti ed esperti del settore – che ogni anno lanciano allarmi sconsiderati sull’ondata di influenza, al fine di accertare che tra questi e le case farmaceutiche non vi sia alcun legame”.
CODACONS
lunedì, aprile 05, 2004
Serventi Longhi: alla Rai un golpe contro la presidente Annunziata
“Quanto sta accadendo in Rai sul piano di riorganizzazione ha dell’incredibile", dice Paolo Serventi Longhi, segretario Generale della Federazione Nazionale Stampa Italiana.
"Con il voto di 3 consiglieri su 5 passa un progetto che affida al diretto controllo del direttore generale tutti i settori produttivi dell’Azienda, compresa l’informazione. Un vero e proprio golpe attuato contro l’opinione del presidente Lucia Annunziata e di vasti settori parlamentari e aziendali, non solo vicini all’opposizione", afferma Serventi Longhi.
"Con una maggioranza ridottissima, Flavio Cattaneo ha imposto la sua logica depotenziando lo stesso ruolo del Cda, quello dei direttori di rete e persino quello dei direttori responsabili delle strutture informative. Con tanti saluti per l’autonomia delle testate e dei giornalisti che rischiano di dover sottomettere la qualità dei prodotti alle esigenze del marketing. La maggiore Azienda produttrice di informazione e di cultura del nostro Paese rinuncia alla qualità e all’efficienza per privilegiare le volontà del direttore generale e quindi gli interessi politici del Governo", prosegue il segretario della Fnsi.
"Tutto ciò in stretto raccordo con la legge Gasparri, che proprio da domani sarà in discussione al Senato e che, se approvata, prevederà il massimo controllo della Rai da parte del Governo”, conclude Serventi Longhi. Prot. n. 53. Roma, 5 aprile 2004
Federazione Nazionale della Stampa Italiana
IN CALABRIA I PASTORI SI VENDONO I FIGLI...E IL CODACONS DENUNCIA LA REGIONE CALABRIA PER OMISSIONE DI ATTI DI UFFICIO
GRAVISSIME CONDIZIONI DI INDIGENZA NELL'ENTROTERRA CALABRESE
Una clamorosa denuncia alle Procure della Repubblica di Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza, Crotone, Vibo Valenzia, Rossano, Lamezia Terme, Palmi, Paola, Castrovillari, e Locri è stata presentata oggi dal Codacons contro la Regione Calabria.
Dopo il gravissimo episodio della presunta vendita di un figlio da parte di un pastore calabrese, il Codacons vuole accertare cosa ha fatto e cosa fa la Regione, che per legge e in base ai principi della Costituzione avrebbe il compito di assistere le situazioni di difficoltà economiche e sociali e rimuovere le sacche di povertà eliminando situazioni a rischio come quelle evidenziate dal raccapricciante episodio di questi giorni.
"E’ vergognoso che in Calabria, come pure in altre situazioni del sud Italia, ci siano ancora certe situazioni di grande disagio per i cittadini – afferma il Presidente Codacons, Avv. Carlo Rienzi - Si pensi ai tanti paesi dell’entroterra dove mancano non solo i treni, ma anche le strade e le infrastrutture essenziali, o all’elevato tasso di povertà e disoccupazione degli abitanti, alla carenza di assistenza per quei cittadini che vivono situazioni di estremo disagio che sfociano poi in gesti gravi come quello dei giorni scorsi”.
“Sono le istituzioni che hanno la responsabilità di certe situazioni – conclude Rienzi – e anche loro devono essere chiamate in causa quando si verificano episodi tristi come quello della presunta vendita del bambino”.
CODACONS
RUANDA: L’EREDITA’ DEL GENOCIDIO E DELLA GUERRA DEL 1994 ANCORA TUTTA DA AFFRONTARE, DENUNCIA AMNESTY INTERNATIONAL
A dieci anni dai fatti del 1994, il genocidio, la guerra e l’Hiv/Aids hanno prodotto una generazione di bambini orfani che vivono in condizioni disperate e sono soggetti ad abusi e sfruttamento.
Amnesty International ha diffuso oggi un rapporto (“Marchiate per morire: le sopravvissute allo stupro con l’Hiv/Aids in Ruanda”) in cui denuncia come gli scampati al genocidio del 1994 rimangano terrorizzati e traumatizzati, spesso ridotti ai margini della societa’ e con scarso accesso ai servizi medici.
“Le premesse per un ulteriore conflitto e per l’insicurezza resteranno in piedi fino a quando il governo del Ruanda non onorera’ il suo proclamato impegno a rispettare i diritti umani” – ha affermato Amnesty International.
L’organizzazione per i diritti umani chiede al governo ruandese e alla comunita’ internazionale di risarcire e ricompensare le vittime del genocidio e di prendere dovutamente in considerazione le richieste di giustizia provenienti dal Ruanda. La comunita’ internazionale, in particolare, dovra’ dedicare risorse finanziarie, tecniche e politiche alla protezione dei diritti umani nel paese.
Nel 1994, la popolazione ruandese assistette a una delle piu’ orribili manifestazioni di violenza dello scorso secolo. Fino a un milione di persone vennero uccise nel corso del genocidio portato avanti dalle milizie interahamwe e delle rappresaglie del Fronte patriottico ruandese.
Le sopravvissute allo stupro sono tra i gruppi piu’ colpiti dal genocidio. Secondo stime delle Nazioni Unite, nel 1994 vennero perpetrati da 250.000 a 500.000 stupri. Molte delle vittime soffrono oggi di malattie a trasmissione sessuale, come il virus dell’Hiv/Aids, e nutrono ben poca speranza di ricevere cure mediche o un risarcimento. L’80% delle sopravvissute allo stupro e’ ancora fortemente traumatizzata.
Sebbene l’accesso ai trattamenti medici sia migliorato rispetto al passato, la grande maggioranza di queste donne possono solo sperare che, una volta decedute, qualcuno riesca a occuparsi dei loro figli. Amnesty International chiede al governo del Ruanda di garantire, con l’aiuto dei paesi donatori, la fornitura di cure mediche a tutte le sopravvissute alla violenza sessuale.
E’ emblematica una delle storie raccolte da Amnesty International nel corso delle sue missioni in Ruanda: “Il mio primo marito venne ucciso nel corso del genocidio, quando mio figlio aveva tre mesi. I miliziani mi stuprarono. Quando seppi che avevo contratto il virus dell’Hiv/Aids, il mio secondo marito divorzio’ lasciandomi sola con tre figli. Ora non so dove trovare i soldi per il cibo, l’affitto, la scuola… La mia piu’ grande preoccupazione e’ che cosa accadra’ ai miei figli se moriro’…”
“Il Ruanda si trova di fronte a sfide enormi nell’amministrazione della giustizia. Cio’ nonostante, senza indagare e punire le violazioni commesse tanto dal governo genocida quanto da quello in carica del Fronte patriottico ruandese, i diritti dei ruandesi continueranno a essere violati e si creeranno le condizioni per una instabilita’ e una impunita’ durature”.
Sul genocidio in Ruanda, il redattore di questo blog, consiglia di visitare il sito di Amnesty International Usa
Carte bancomat/pagobancomat clonate
…il cittadino continua ad essere vittima innocente
CODICI: la garanzia della sicurezza è dovere delle banche
Il CODICI, prendendo in considerazione il caso di un proprio assistito, il signor F.M., è intervenuto nella spiacevole vicenda che ha coinvolto e danneggiato onesti cittadini che, in qualità di utenti, hanno usufruito del servizio sportello bancomat, ignari della presenza di microspie dirette alla duplicazione e alla registrazione dei dati contenuti nella carta bancomat.
Tali circostanze, denuncia il CODICI, lasciano palesemente intendere che nessuna disposizione di controllo o di verifica diretta alla sicurezza degli sportelli bancomat è stata posta in essere, disposizioni, invece, che è dovere della banca porre in essere al fine di garantire la sicurezza dei propri utenti.
Le norme contrattuali che regolano il servizio bancomat/pagobancomat, infatti, prevedono che la banca, che gestisce lo sportello bancomat, deve predisporre tutte quelle misure di sicurezza al fine di evitare nocumento, fisico ed economico, agli utenti del servizio stesso.
Il CODICI, ritenendo che il proprio assistito, il signor F.M., non era tenuto a conoscere quelle cognizioni tecniche tali da poter prevedere e bloccare la clonazione della propria carta bancomat, e che, invece, la banca le avrebbe dovute possedere, dato che è suo dovere assicurare la sicurezza dei beni e dei servizi da essa messi a disposizione, e che, quindi, avrebbe dovuto predisporre accorgimenti al riguardo, denuncia che le modalità con cui terze persone sono venute a conoscenza, e fraudolentemente hanno utilizzato i dati registrati sulla carta di cui il signor M. è titolare, prescindono dagli obblighi di accortezza e riservatezza a carico di questi ultimi.
Il CODICI, pertanto, ha chiesto all’Istituto bancario di rimborsare le somme relative alle operazioni mai effettuate dall’utente, signor F.M., in quanto frutto di attività criminosa avverso la quale non sono state predisposte idonee misure di sicurezza e prevenzione.
“Tutte le banche – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del CODICI – dovrebbero prestare particolare accortezza ai loro sistemi di sicurezza al fine di garantire all’utente un servizio non solo efficiente, ma anche sicuro. Tutti i cittadini sono invitati a segnalare al CODICI (tel. 06.5571996) casi anomali”. Roma, 5 aprile 2004
CODICI
COLOMBE PASQUALI: SCEGLIERE LA QUALITA'
Roma, 5.4.2004. Acquistare una colomba pasquale ma di qualita'. E' il consiglio che suggeriamo ai consumatori per comperare al miglior rapporto qualita' prezzo e per sostenere i produttori di qualita'. Per questo occorre leggere l'etichetta che accompagna il prodotto: la qualita' e il costo dipendono dalla composizione e dalla quantita' di ciascun elemento. Una colomba dovrebbe avere la seguente composizione in ordine decrescente: farina, uova, burro, zucchero, oltre ad altri componenti quali i canditi, mandorle, ecc. L'elemento che costa di meno e' lo zucchero per cui alcuni produttori ne aumentano la quantita', facendolo salire al secondo posto, altri aggiungono addirittura margarina od olio di semi. I produttori inoltre non sono obbligati a scrivere se il burro e' fresco di panna o proveniente da siero di latte congelato, cosi' come le uova possono essere fresche (meglio il tuorlo), in polvere o congelate. E' evidente che e' preferibile il burro fresco e il tuorlo di uova fresche, che spesso troviamo nei prodotti artigianali. Occhio all'etichetta dunque perche' la maggior parte dei prodotti che abbiamo esaminato non corrispondono alle caratteristiche da
noi consigliate.
Primo Mastrantoni segretario dell'Aduc
TOSSICODIPENDENZA E RAPPORTO EMCDDA SUGLI EFFETTI POSITIVI DELLE NARCOSALAS.
LETTERA A GIANFRANCO FINI, COORDINATORE PER IL GOVERNO DELLE POLITICHE IN MATERIA
Firenze, 5 Aprile 2004. Il presidente dell'Aduc, Vincenzo Donvito, ha inviato la seguente lettera a Gianfranco Fini, neo-coordinatore per il Governo delle politiche di prevenzione, monitoraggio e contrasto della diffusione delle tossicodipendenze.
Gentile on. Fini,
che lei in materia di prevenzione e repressione del fenomeno droghe e tossicodipendenza, abbia delle idee precise, e' scritto nero su bianco sulla proposta di legge licenziata dal Governo, e che porta non a caso il suo nome. E che il Governo abbia incaricato proprio lei come coordinatore delle politiche in materia, ci dice altrettanto chiaramente quali siano le intenzioni dell'Esecutivo.
Ma come lei sa, il fenomeno va governato in modo politico, mettendo al centro l'interesse del singolo essere umano come appartenente al nostro consesso civico, che nel suo complesso dovrebbe trarne vantaggio. A nostro avviso dei risultati si possono ottenere non sacrificando ad alcuna ideologia quello che si potrebbe tentare per prevenire il fenomeno e curarlo: il classico buon senso comune applicato alla cosa pubblica.
E' quanto ci e' venuto in mente leggendo il responso dell'Osservatorio europeo sulle droghe e le tossicodipendenze (Emcdda, www.emcdda.org), sulle "stanze per il consumo di droghe", conosciute come narcosalas: giudicate positivamente dopo le esperienze in corso in Paesi come Germania, Olanda, Spagna, Svizzera, Australia e Canada. Nell'Ue e in Svizzera ne esistono al momento 62, sparse in 36 citta'.
Si tratta di luoghi per il consumo igienico di sostanze stupefacenti sotto la supervisione di uno staff appositamente formato, che offre accesso a siringhe sterili e altro materiale sanitario, assicurando l'intervento del personale nei casi di emergenza. Lo studio dell'Emcdda sottolinea come le strutture pubbliche siano di grande utilita' per la riduzione delle morti e della diffusione di infezioni trasmissibili tra consumatori di sostanze stupefacenti ad alto rischio. E aggiunge che "non ci sono prove che le stanze di consumo incoraggino un maggior uso di droghe o contribuiscano ad avviare al consumo di stupefacenti".
"Non ci sono neanche prove che offrendo migliori condizioni per il consumo di droghe, esse prolunghino il consumo di persone che altrimenti smetterebbero, ne' che mettano a rischio i trattamenti di riabilitazione". Al contrario, i dati indicano che le narcosalas permettono di raggiungere i consumatori cronici problematici e di inserirli in programmi sanitari e di trattamento, riducendo il livello di presa di rischio dei tossicodipendenti piu' esposti ai pericoli. Questa esperienza -continua il rapporto- fa registrare "diminuzioni della mortalita' e delle infezioni trasmissibili tra coloro che fanno uso di droghe ad alto rischio", consente loro "un piu' ampio accesso a sistemi sanitari e di assistenza sociale, inclusi i trattamenti di riabilitazione" e "riduce i problemi di ordine pubblico nelle zone circostanti".
Perche' le narcosalas siano efficaci -conclude lo studio- e' indispensabile che garantiscano una sufficiente copertura geografica e di orari. Come avra' constatato, on.le Fini, non e' questione di essere pro o contro la legalizzazione delle droghe oggi proibite: diversi di questi Paesi in cui gli esperimenti sono in corso hanno leggi non permissive quanto quella italiana o quanto la sua proposta di riforma.
E' solo questione di politica sanitaria. Che lascia ognuno della sua opinione, ma consente quei vantaggi di cui sopra, per chi ne e' coinvolto direttamente e per chi, in prima persona o meno, ne subisce i riflessi e i costi negativi. Per questo le abbiamo scritto. Perche' da politico con responsabilita' esecutive valuti questi risultati e queste conclusioni dell'Emcdda e ne tragga le dovute conseguenze. La ringraziamo di averci letto.
Vincenzo Donvito
Il rapporto completo dell'Emcdda
giovedì, aprile 01, 2004
IL PREZZO DEL VINO? SE NON CROLLA E' LA FINE
Firenze, 1 Aprile 2004. Con l'occasione della fiera Vinitaly di Verona, si fa un gran parlare di uno dei prodotti base della nostra cultura gastronomica, il vino. Che proprio perche' "prodotto base" sembra che non debba mai essere messo in discussione. Per cui l'esortazione del ministro delle Politiche Agricole "Bisogna dire no ai rincari ingiustificati sul vino", sembra quasi una frase di rito e d'ordinanza.
I problemi nascono dalle vere e proprie rivolte che i produttori hanno piu' volte manifestato quando si e' parlato di etichettatura. Non si capisce perche' il consumatore debba conoscere nei minimi particolari i componenti di un abito che indossa, ma possa essere altrettanto informato solo se sta ingerendo una bevanda, giammai per il vino.
Sul fronte del prezzo, invece, non si capisce perche' i risvolti di una presunta crisi economica, debbano essere pagati solo dal consumatore finale.
Nei ristoranti, per esempio, ci si giustifica per ricarichi che vanno anche al 500%, con il fatto che ci sono meno persone che li frequentano e che quelli che ci vanno, inoltre, consumano sempre meno: quindi ecco che i prezzi aumentano. I fautori di questa politica corporativa che mette i ristoratori al centro dell'economia, pero', non hanno fatto i conti con i tempi che cambiano. Cioe' con consumatori sempre piu' consapevoli del potere economico di cui sono portatori e sempre meno allocchi nei confronti dei commercianti: per cui sempre meno persone vanno nei ristoranti, e sempre
meno sono quelli che scelgono il vino (figuriamoci, poi, se si tratta di un target qualitativo alto, costoso di per se', ma che nei ristoranti diventa inavvicinabile).
Le teste dei bottegai, si sa', sono limitate al loro orizzonte e ne stanno ora pagando le conseguenze. Perche', oltre all'aspetto "avidita'", sono ancora molto chiusi anche alle piccole innovazioni tecniche che potrebbero incrementare il mercato e sopperire alle difficolta': se uno chiede di portarsi via la bordolese con il vino avanzato, sicuramente non sono attrezzati per consentire in modo piu' agevole questo asporto (winebag, direbbero gli americani), e non sono pochi i casi che, chi fa simili richieste, sia guardato dal ristoratore come fosse un accattone.
In parte (solo in alcuni locali specializzati sul vino) si sopperisce con la mescita del vino imbottigliato (con prezzi proibitivi per bicchiere), ma e' quasi del tutto assente la pratica bottiglia di piccolo formato (33 o 25 cl), se non per alcune qualita' di basso livello.
Solo colpa dei ristoratori? No. In questo baillame e' crollato anche il mito della economicita' della grande distribuzione (dove si vende il 57% di tutto il prodotto). Se da una parte registriamo un salto di qualita' nelle offerte e nel modo stesso di proporle (alcuni angoli di supermercati assomigliano sempre piu' a piccole enoteche), questo non ha corrisposto ad una tenuta dei prezzi, nonostante gli aumenti alla produzione siano stati in questi anni solo di alcuni punti percentuale: una bordolese a 5 euro su uno scaffale di un supermercato (a parte le offerte speciali), equivale a rischiare come, in tempo di lire per 2 o 3 mila lire, si faceva acquistando un vino confezionato con tappo a vite o corona (oggi praticamente sparite perche' il sughero non si nega a nessuno).
Una situazione che, per chi cerca un buon rapporto qualita'/prezzo, sta facendo tornare in auge le enoteche (quelle che sono sopravvissute, magari affiancando alle vendite del vino, quelle delle bibite piu' comuni), dove la personalizzazione del rapporto trova spazi di complicita' commerciante/consumatore per la ricerca della qualita': la necessita' di fidelizzazione da parte del commerciante fa il resto (comunque si tratta di casi sporadici, cosi' come sono sporadiche le enoteche).
Questo, a nostro avviso e' il quadro del settore. Tutt'altro che allegro. Su cui l'unica possibilita', al di la' delle frasi di rito del ministro Alemanno, e' il rilancio dei consumi (con particolare attenzione alla qualita'). Per farlo occorre che tutti ci si rimetta un pochino, quindi che i prezzi ribassino (e non di poco), altrimenti, mentre i consumatori continueranno serenamente a vivere anche bevendo meno vino, i commercianti e i ristoratori chiuderanno sempre piu' botteghe.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
BENZINA: BASTA CON IL RICATTO DELL'OPEC
IL CODACONS CON UNA LETTERA AI PARLAMENTARI EUROPEI E ALLE COMPAGNIE PETROLIFERE CHIEDE DI BOICOTTARE IL PETROLIO DEI PAESI, CHE HANNO DIMINUITO LA PRODUZIONE DI GREGGIO PER FAR AUMENTARE I PREZZI
I produttori Opec hanno deciso di tagliare le esportazioni di petrolio: un milione di barili in meno al giorno, a partire da oggi. I paesi esportatori di greggio, infatti, temono l’impatto della svalutazione del dollaro sulle loro entrate e per questo sono determinati a mantenere i prezzi del barile a livelli alti.
Situazione che danneggia pesantemente i consumatori, costretti a subire forti rialzi dei prezzi dei carburanti alla pompa.
Il Codacons ha deciso di inviare una lettera ai parlamentari europei, alla Commissione Europea e alle compagnie petrolifere affinchè si prendano provvedimenti urgenti per impedire l’impennata dei prezzi del petrolio. Uno di questi, sostiene il Codacons, consiste nel boicottare il greggio proveniente da quei paesi che hanno determinato il taglio delle esportazioni. Alcuni paesi, infatti, erano contrari alla diminuzione della produzione (tra questi Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar), mentre tra i favorevoli al taglio vi erano Arabia Saudita, Algeria, Venezuela, Libia e Iran. Contro questi ultimi – sostiene il Codacons - devono essere presi seri provvedimenti, come la disdetta dei contratti di acquisto del greggio con essi stipulati a livello comunitario.
CODACONS
CLAMOROSO: ESPONENTI CODACONS AGGREDITI DA ALCUNI COMMERCIANTI IN UN MERCATO MILANESE
LA LISTA CONSUMATORI STAVA RACCOGLIENDO LE FIRME, MA I COMMERCIANTI NON ERANO D'ACCORDO. NASO ROTTO PER UN CONSUMATORE CHE DIFENDEVA GLI ATTIVISTI DELL’ASSOCIAZIONE
IL TEATRO A FIANCO DEI CONSUMATORI: STASERA ALL’ELISEO A ROMA RACCOLTA FIRME PER LA LISTA CONSUMATORI
Milano, mercato di via Fiamma. I rappresentanti dei consumatori, regolarmente autorizzati dal Comune, stavano raccogliendo stamattina le firme per la presentazione della Lista Consumatori per le prossime elezioni europee. Due commercianti, evidentemente infastiditi dalla presenza del Codacons al mercato, hanno cominciato ad aggredire a parole gli attivisti dell’associazione.
Al centro delle contestazioni l’attività del Codacons contro gli aumenti dei prezzi, e le numerose denunce dell’associazione contro i commercianti che hanno speculato con la nuova moneta. Un’aggressione verbale ingiustificata che si è trasformata nell’arco di pochi minuti in vera e propria violenza fisica non solo contro gli attivisti del Codacons, ma anche contro i consumatori che difendevano l’associazione. Un passante, intervenuto per difendere il Codacons, è stato preso a botte dai due commercianti che con una testata gli hanno rotto il naso. Inevitabile l'intervento della polizia.
Un grave atto di intolleranza verso i consumatori – commenta il Codacons – ma c’è da dire che altri venditori presenti sul luogo hanno dimostrato solidarietà agli attivisti di Listaconsumatori aggrediti.
E mentre a Milano il Codacons viene preso a botte, a Roma il teatro si schiera a fianco dei consumatori. Al Teatro Eliseo, infatti, stasera, durante lo spettacolo di Vincenzo Salemme, sarà presentata la Listaconsumatori e verranno raccolte le firme da parte dei rappresentanti del Codacons.
TV: SIDDI (Fnsi), “QUALITEL” LANCIATO DALLE ACLI E PROPOSTA MOLTO SERIA
E’ una questione molto seria quella della informazione socialmente responsabile, quella posta oggi dalla relazione del Presidente delle Acli Luigi Bobba al congresso nazionale dell’Associazione Cristiana dei Lavoratori in corso a Torino. Non solo: la proposta di un qualitel, osservatorio della qualità sociale e del rispetto dei diritti di tutti alla conoscenza e alla rappresentanza sociale è un’idea di grande interesse da realizzare.
La tv deve essere imperniata su parametri di civiltà e di cultura, non di soli consumi surriscaldati. Purtroppo, ad oggi, questa è un altra delle attese mancate della legge Gasparri.”
Ad esprimere questo giudizio è il Presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Franco Siddi, il quale commentando la parte della relazione congressuale delle Acli dedicata all’informazione socialmente responsabile, osserva anche che “la qualità e il pluralismo dell’informazione non sono aspirazioni astratte ma condizione e bene indispensabili da garantire per la crescita democratica, culturale e civile del Paese. E ciò a maggior ragione quando il clima generale che si respira è pesante e l’orizzonte, tra crisi economica, cadute valoriali e terrorismo internazionale, non appare certo luminoso.
Abbiamo bisogno tutti di una televisione che informi con estrema correttezza capacità di adesione ai fatti e alle circostanze, che rappresenti le voci e le esigenze della vita complessiva del Paese, che proponga cultura e eventi, anche piacevoli ma intelligenti. La tv, soprattutto quella pubblica, non può replicare reality show né limitarsi a rappresentare la complessività del Paese solo con il teatrino litigioso e verboso dei partiti.
L’Auditel – ha concluso Siddi – ha già fatto disastri e, malinteso com’è da chi gestisce e fa televisione, produce e alimenta mostri. Convinciamo la pubblicità, base di supporto di tanti programmi, a tener conto di nuovi criteri di incidenza, anonimi e statistici, che, allargando la platea del campione, considerino centrale un nuovo indice di gradimento e considerazione”.
Franco Siddi
Federazione Nazionale Stampa Italiana
CANNABIS TERAPEUTICA E NON SOLO
A BARCELONA, COME IN TUTTA LA SPAGNA, E' UN LABORATORIO PER IL FUTURO DELLA MEDICINA. IN ITALIA ...
Firenze, 1 Aprile 2004. E ora Barcelona. Il Dipartimento della Sanita' della Generalitat catalana sta ultimando un progetto pilota che, sulle orme dell'esperienza olandese, somministri cannabis a fini terapeutici a pazienti che soffrono di determinate patologie. Era di poche settimane fa la notizia con i risultati positivi della sperimentazione, dopo alcuni mesi dall'avvio, della somministrazione controllata di eroina in Andalusia.
Cosi' come sono state notizie di pochi mesi fa l'approvazione della legge nazionale sulla sperimentazione con le cellule staminali embrionali, nonche' la legge piu' avanzata, sempre in materia, dell'Andalusia. E sono alcuni anni che le narcosalas (che ormai e' divenuto un termine internazionale per definire questo servizio) stanno funzionando diminuendo di non poco le problematiche sanitarie legate all'assunzione di sostanze illegali per via endovenosa.
E se nella maggiorparte dei casi si tratta di iniziative decise da maggioranze politiche con la preponderanza socialista, e' bene ricordare che la legge nazionale sulle staminali e' opera del Governo di centro-destra, che tra l'altro non ha fatto sgambetti agli esperimenti sull'eroina e alle narcosalas. Quindi, se sicuramente l'approccio socialista alle tematiche della liberta' di ricerca scientifica e di cura e' ad un livello per noi piu' coinvolgente che non quello medio delle destre politiche di governo, non e' solo la vittoria di questa parte politica che apre a queste tematiche. Crediamo sia solo questione di testa.
Neanche di parte religiosa (che in Spagna e' molto simile a quella italiana), ma solo di testa e di capacita' e volonta' razionale di governo delle difficolta'. Supportato da un interesse e un'attenzione pubblica e delle categorie professionali coinvolte, che incoraggia. Tutto frutto di confronto, dibattito (anche aspro), che ha portato, per esempio, il Collegio dei Farmacisti di Barcelona, a sponsorizzare l'avvio della sperimentazione sulla cannabis terapeutica.
Cioe', si sta procedendo a grandi passi sulle nuove frontiere di ricerca e di sperimentazione medica: la medicina rigeneratrice dei tessuti o piu' genericamente biomedicina, nonche' l'uso di sostanze finora considerate solo ludicamente e affidate alla produzione e al mercato illegale, che servono per alleviare sofferenze altrimenti prodotte (cannabis terapeutica) o per rimediare ai danni della loro illegalita' (eroina).
La Spagna si sta gettando a capofitto dentro queste speranze, supportata dai primi positivi risultati in patria (Andalusia) e in Paesi amici (Olanda soprattutto). Ovviamente noi siamo molto grati ai politici e ai ricercatori spagnoli che con coraggio e determinazione stanno facendo quello che domani potra' servire anche a noi. Cosi' come siamo grati a tutti quei Paesi (Ue e non) dove simili approcci sono gia' partiti (Gran Bretagna, Svezia, Belgio, Canada, alcuni Stati degli Usa, etc).
Nel contempo, mentre i nostri legislatori sono impegnati nelle risse in Parlamento o a nascondersi dalle accuse del nuovo grande elemosiniere Calisto Tanzi, prendiamo atto che il nostro Paese e' assente, in tutt'altre faccende affacendato. Con la prospettiva della legge Fini in materia di droghe illegali, e la realta' della legge sulla fecondazione assistita che ha sbarrato tutte le porte alla ricerca embrionale.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
UOVO DI PASQUA: DI CACAO O DI ZUCCHERO?
Roma, 1.4.2004. Bello, sfavillante, irresistibile: l'uovo di Pasqua fa bella mostra di se' nelle vetrine e sugli scaffali dei negozi. Ma quanto ci costa? Il consumatore pensa di comprare cioccolata invece compra essenzialmente...... zucchero!
E a che prezzo!
Abbiamo fatto una indagine sui costi dell'uovo di Pasqua e le sorprese non mancano. La composizione media, per un uovo di cioccolato al latte che e' quello piu' diffuso, e' scritta sull'etichetta in ordine decrescente per peso o percentuale, e inizia con zucchero, burro di cacao, latte in polvere, cacao (30% circa), ecc. Quindi il primo componente dell'uovo pasquale e' lo zucchero, che costa un decimo del cacao e che rappresenta mediamente il 50% del cioccolato al latte.
Il prezzo medio di un uovo di Pasqua e' di 45 euro al kg. L'anomalia dell'uovo di Pasqua e' che la materia prima, cioe' i componenti mangiabili, rappresenta solo il 10% del prezzo finale, nel nostro caso l'uovo in se costerebbe 4,5 euro, mentre il 90% del costo e' dato dalla confezione, dalla sorpresa, dal trasporto, dai guadagni e dalle tasse.
Insomma un bell'affare. Al consumatore suggeriamo di leggere l'etichetta e guardare l'ordine della composizione: se al primo posto c'e il cacao il prodotto e' consigliabile se invece trovano lo zucchero e' bene lasciar perdere.
Primo Mastrantoni, segretario dell'Aduc
DERBY ALL’OLIMPICO: DIMISSIONI PER LAUDI...GIUDICE SPORTIVO CONTRO LO SPORT
IL CODACONS CRITICA LA DECISIONE DEL GIUDICE. DOVEVA IMPORRE LE PORTE CHIUSE
Sbagliata la decisione del Giudice sportivo Maurizio Laudi, che ha disposto il bis alla derby Lazio-Roma a porte aperte.
“Il provvedimento di Laudi – commenta il Presidente Codacons, Avv. Carlo Rienzi – ha premiato gli invasori e le pazzie di un campo che ha infangato per sempre lo sport, perdonando i tifosi rei di un atto abominevole. Il giudice – prosegue Rienzi – avrebbe dovuto imporre la ripetizione della partita a porte chiuse, per far capire ai tifosi violenti come ci si comporta negli stadi e per creare reazioni di rigetto nei veri tifosi sportivi. Il provvedimento preso ieri contrasta con i principi della psicologia di massa e con quelli dello sport in generale. Per questo riteniamo che il Giudice sportivo Laudi debba dimettersi”.
CODACONS
TV: IL CODACONS RISPONDE AL CDR DEL TG2 E LA CORTE DEI CONTI INDAGA SULLO SPOSTAMENTO DE “LA PROVA DEL CUOCO”
Ieri il Codacons era intervenuto segnalando come lo spostamento d’orario de La Prova del cuoco, programma di Rai1 condotto dalla Clerici, avesse fatto perdere all’azienda 1.400.000 euro al mese di inserzioni pubblicitarie, stando a una circolare interna della rete di stato stessa.
A sorpresa, ieri sera, è arrivata una nota del Cdr del Tg2, che tra l’altro nessuno aveva chiamato in causa, che affermava: "E' evidente che, se la Rai rincorresse esclusivamente l'audience, dovrebbero scomparire dai palinsesti spazi per l'informazione e l'approfondimento"; il cdr del telegiornale della seconda rete si diceva stupito che il Codacons "piuttosto che difendere una tv al servizio dei cittadini si preoccupi di programmi di intrattenimento, di ascolti e di introiti pubblicitari".
Affermazioni prive di senso a cui oggi risponde duramente il Codacons:
“Il cdr del tg2 interviene come il cavolo a merenda sulla questione dello spostamento de La prova del cuoco. Forse il cdr non ha letto la nota del marketing e i dati di ascolto che avvalorano un lieve miglioramento del Tg2 ma non compensato assolutamente dalla perdita degli altri programmi e delle altre reti. Evidentemente alla Rai si ragiona a compartimenti stagno e questo perché la Annunziata, che nemmeno risponde alle lettere dei consumatori e teleutenti mandandole al suo avvocato Rubens Esposito, fa sempre più la parte del “fantoccio” ben pagato”.
“Informiamo inoltre il cdr del Tg2 – prosegue il Codacons – che la nostra iniziativa non è stata presa per favorire l’intrattenimento a discapito dell’informazione o viceversa. Infatti da più di un mese il Codacons ha ricevuto segnalazioni di pressioni di esponenti politici della CdL non per far andare indietro la Clerici, ma per far andare avanti qualcun altro! Fatto questo di cui sono a conoscenza anche i muri di Rai1…”
Infine il Codacons pone un dubbio amletico: “come mai sulla vicenda è intervenuto con forti proteste il Tg2, che nessuno aveva accusato di nulla, e non Rai1, chiamata direttamente in causa?”. Domanda a cui sono chiamati a rispondere tutti i teleutenti.
Comunque, conclude l’associazione, sulla questione dello spostamento d’orario de La prova del cuoco e le conseguenti perdite economiche per la Rai deciderà la Corte dei Conti che indaga a seguito dell’esposto dei consumatori.
CODACONS
